domenica 18 maggio 2025

A Piede Libro n. 145 - Per I Legionari. Guardia di Ferro - Corneliu Zelea Condreanu - Terza e ultima parte

A PIEDE LIBRO n.145
Intima ed irregolare rubrica libraria
(Terza ed ultima parte)

PER I LEGIONARI. GUARDIA DI FERRO 

RELIGIONE-PATRIA E RELIGIONE-CRISTIANA PER LA LEGIONE 

Soli con l’Altissimo: “Occorre abituarci all’idea che da Dio fino a noi non c’è nessuno ad aiutarci […] Occorre il coraggio e la volontà di cominciare dal niente, la volontà di rovesciare gli ostacoli e superare le difficoltà”, ma il conforto arrivava pure dalla battaglia ingaggiata nel segno della Nazione: “Se la mistica cristiana col suo culmine, l’estasi, rivela in contatto dell’uomo con Dio – mediante uno «slancio della natura umana verso la natura divina» (Crainic) -, la mistica nazionale non è altro che il contatto dell’uomo (o delle masse entusiaste) con l’essenza eterna della Stirpe, mediante uno slancio che lo eleva al regno di quest’ultima. Una condizione che si raggiunge non con la mente (questo, qualsiasi storico può farlo con operazioni razionali), ma con un contatto spontaneo che fa vivere questa massa commossa e confusa nella Stirpe immortale”. 

Una Stirpe che tuttavia andava recuperata: “questi Romeni dispersi per il vasto mondo sarebbero rientrati nella loro Terra. Perché il sangue di tutti loro occorre qui, dove la romenità lotta con la morte. Ed è bene si sappia come in questa lotta siano intervenuti governi che, mentre aprivano le porte del Paese a migliaia di Ebrei, al tempo stesso proibivano l’ingresso ai Romeni d’oltre confine”. 

Quindi “l’unico sostegno lo trovai nella mia fede in Dio. Cominciammo a osservare il digiuno totale tutti i venerdì, e a leggere ogni notte alle ventiquattro l’inno ‘Acastico’ della Madre di Dio”, un sostegno divino che serviva anche a cercare di capire i motivi dei non pochi fallimenti: “Signore! Signore! Perché mai la nostra Stirpe non s’accorge che noi, suoi figli, veniamo abbandonati ai colpi nemici che ci cadono addosso uno dopo l’altro? Signore! Signore! Quando mai la nostra gente si sveglierà e comprenderà tutte le cabale, tutti i complotti orditi ai suoi danni per addormentarle e sopraffarla?”. 

Ciò detto la distinzione con la religione rimaneva e anzi veniva resa ufficiale. Codreanu ammetteva che la Chiesa Ortodossa operava su un altro livello, su un “elevato livello”, che non era e non poteva essere quello della Guardia di Ferro. 

Per di più a livello operativo i legionari non puntavano sempre e solo al perdono, la cacciata dei mercanti dal Tempio per i Legionari era per loro e le loro attività un punto di riferimento: “i nostri oppressori cadranno. Perdonate coloro che vi hanno perseguitato e colpito per passione personale, ma non coloro che vi hanno torturato per la vostra fede nella Stirpe romena. Non confondete il diritto, il dovere cristiano di perdonare chi vi ha fatto del male, con il diritto e il dovere della Stirpe di punire chi l’ha tradita e s’è assunto la responsabilità di opporsi al suo destino. Le spade che avete cinto sono della Stirpe: non dimenticatelo! Le portate in suo nome e con loro dovete punire tutti i traditori. In modo spietato e implacabile!”.
  
LA SVASTICA

4 marzo 1923:  per la fondazione della Lega della Difesa Nazionale Cristiana di A. C. Cuza, “La stoffa delle bandiere era nera, in segno di lutto, un cerchio nel mezzo stava a significare la nostra speranza nella vittoria sulle tenebre; al centro del cerchio, una svastica, simbolo universale della lotta antisemita; tutto intorno, la bandiera era bordata dal tricolore romeno”. In un’altra occasione, ossia quando il Capitano e i suoi si ritrovarono a Bucarest, ricomparve quel simbolo: “occupammo l’università. Sul frontone sventolava la bandiera con la croce uncinata”. Quella croce non era una esclusiva nazista, circolava in tanti ambienti fuori dalla Germania, lo confermò un altro esponente legionario: “Il sole splendente della svastica nemmeno questa volta ha tardato a liberarci dal caos. Con la sua benefica luce ci ha dato, per la nostra salvezza, la ‘Legione  dell’Arcangelo Michele’. L’anima romena torna d’ora in poi a essere riscaldata dalla fiducia che questo santo movimento non perirà. L’idea nazionale ci chiama al dovere. Quelli che non comprenderanno, cadranno,. Io sono con voi” diceva M.I. Lefter, Presidente della LANC di Galaţi.  
  
FINO ALLA MORTE

La democrazia aveva dimostrato di essere un inganno composto da camarille e affarismi leciti e illeciti di ogni genere. Codreanu, una volta eletto e carte alla mano, aveva denunciato in Parlamento, facendo nomi e cognomi, che quasi tutti i politici importanti della Nazione avevano contratto dei debiti con la grande banca ebraica Marmorosch Blank, rimanendone più o meno soggiogati. La Democrazia aveva spezzato non solo la concordia della Stirpe romena, ma aveva anche trasformato in cittadini romeni gli ebrei, si era rivelata incostante e incoerente, priva di autorità, aveva annullato le grandi capacità e intuizioni di alcuni politici e aveva dimostrato di essere al servizio dell’alta finanza e del capitalismo più pernicioso, d’altra parte “un popolo non è capace di autogovernarsi; esso deve venir governato dai suoi elementi migliori, dalla sua elite” ma se l’elite era quella delle demoplutocrazie, fondata sulla rapina, la speculazione, il vantaggio meramente individuale, dalla svendita delle ricchezze del proprio Paese, allora una via d’uscita non sembrava esserci. Una vera e valevole elite invece avrebbe dovuto fondarsi su: 

a) “La purezza spirituale”; 
b) “La capacità di lavoro creativo”; 
c)“Il valore”; 
d) “La lotta aspra e continua contro le difficoltà che la Stirpe incontra”; 
e) “La povertà, ossia la rinunzia volontaria ad accumulare ricchezze”; 
f) “La fede in Dio”; 
g) “L’amore”.

Il programma minimo che Codreanu espose inizialmente in Parlamento fu questo:

1) “pena di morte per i responsabili della fraudolenta amministrazione del pubblico denaro”;
2) “accertamento e la confisca dei beni di coloro che avevano derubato il Paese”;
3) “procedimenti penali a carico di tutti gli uomini politici su cui esistessero prove d’aver agito contro gli interessi del Paese”;
4) “divieto agli uomini politici di far parte dei consigli d’amministrazione di banche e imprese industriali o commerciali”;
5) “allontanamento delle torme di spietati sfruttatori, venuti sulla nostra Terra per sfruttare le ricchezze del suolo e la laboriosità delle nostre braccia”;
6) “dichiarazione del territorio della Romania come proprietà inalienabile e imprescrittibile della Stirpe romena;
7) “obbligo di lavorare imposto” a tutti, anche ai privilegiati. 

Non si trattava però solo di enunciare dei progetti di legge da seduti su un comodo scranno democratico: “Non siamo così vili da rifiutare un sacrificio necessario per creare un’altra Romania. Ma le faccio ancora notare che a questi giovani io ho insegnato il sentimento della dignità umana, il sentimento dell’onore. Per la nostra fede noi sappiamo anche morire […] Possiamo essere fucilati, ma non schiaffeggiati, non ingiuriati, non legati con le mani dietro la schiena […] Schiavi no, non lo siamo e non lo siamo mai stati; accettiamo la morte, non l’umiliazione. Stia certo, signor presidente del Consiglio, che non accettiamo di vivere questi giorni pieni d’umiliazione e di disonore. Dopo dieci anni di persecuzioni e sofferenze, stia sicuro che abbiamo sufficiente forza morale per trovare un’uscita onorevole da una vita che non possiamo sopportare senza onore e senza dignità” scriveva in una lettera Codreanu appunto al Primo Ministro. 

Pronti, pronti all’estremo sacrificio, “l’ordine di uscire vincitori o morti”, e questo fu l’ordine che lui rispettò fino all’ultimo dei suoi giorni, quando il 30 novembre 1938 fu massacrato dalla polizia assieme ad altri suoi correligionari. 
  
“Per i Legionari” è un libro che contiene un’alta e inconsueta missione umana, il martirio per essa, l’incondizionato senso del dovere portato fino alle ultime conseguenze, la rinuncia, la conquista, la volontà, la resistenza alle intemperie. 

La lettura di questo capolavoro politico ed esistenziale non può non condurre il lettore alle più grandi profondità del suo inconscio e alle vette spirituali della sua vita, passata e futura.

Una lettura non semplicemente consigliata, ma obbligata direi.