venerdì 30 gennaio 2026

Marx, il giudaismo e gli ebrei (dal mio libro "RAZZISMO E FASCISMO" vol. I, Solfanelli, 2017)

MARX, IL GIUDAISMO E GLI EBREI

(dal mio libro "RAZZISMO E FASCISMO" vol. I, Solfanelli, 2017) [1]



"Marx fu l’autore di un libello molto interessante: 'La questione ebraica', che non può non aver condizionato gli ambienti marxisti d’inizio Novecento frequentati dal rivoluzionario socialista Mussolini, testo in cui il filosofo ebreo-tedesco
estendeva il problema ebraico su un piano mondiale. Marx scrisse: «Qual è il fondamento mondano dell’ebraismo? Il bisogno pratico, l’utile privato. Qual è il culto mondano dell’ebreo? Il commercio. Qual è il suo dio mondano? Il denaro. Ecco! L’emancipazione dal commercio e dal denaro, cioè dall’ebraismo pratico e reale, sarebbe l’autoemancipazione del nostro tempo».

L’emancipazione, secondo il pensiero illuministico, avrebbe dovuto allontanare gli ebrei dai loro difetti atavici ma così non fu secondo molti tra i quali lo stesso Marx, ma anche per gli stessi primi socialisti Fourier o Proudhon che negli ebrei vedevano gli sfruttatori delle classi lavoratrici e in genere dell’umanità. 

L’unico popolo antico sopravvivente col suo messianesimo che lo avrebbe riportato ad affermarsi a livello mondiale in quanto “popolo eletto” da Dio e la sua chiusura tradizionale diventava per molti filosofi un ostacolo al progresso e alla modernità e che in un modo o in un altro andava superato. 

Marx proseguiva in questo modo: la «nazionalità chimerica dell’ebreo è la nazionalità del commerciante o in generale, dell’uomo legato al denaro» pertanto il «monoteismo dell’ebreo è perciò in realtà il politeismo dei molteplici bisogni, un politeismo che anche della latrina fa un oggetto della legge divina» poiché il «dio degli ebrei si è secolarizzato, è divenuto dio del mondo. Lo scambio è il reale dio dell’ebreo». 

L’ebraismo «non potè creare alcun mondo nuovo» ma nella storia, attraverso la società civile e la distorsione del cristianesimo, trasformando il bisogno ultraterreno in terreno, si è espanso e consolidato ed ha acquisito un “potere,mostruoso” (così lo definì Bauer e Marx riportò le sue parole nel suo testo) e dunque «non solo nel Pentateuco o nel Talmud, ma anche nella società attuale troviamo l’essenza dell’ebreo d’oggi», essenza che ormai si auto-riproduce spontaneamente e che si era affermata a livello mondiale a causa di quello che
era divenuto il vero potere mondiale per eccellenza e il vero valore universale: il denaro, dominio che specialmente «ha raggiunto in Nordamerica un livello così inequivoco e normale». 

Perciò «noi riconosciamo dunque nell’ebraismo un elemento universale, attuale ed antisociale» e l’«emancipazione degli ebrei è, nel suo senso ultimo, l’emancipazione dell’umanità dall’ebraismo». In definitiva l’ebreo Karl Marx «identificava giudaismo e capitalismo e definiva giudaicizzata la società borghese del suo tempo», teorema che sembrava non dispiacere al giovane socialista rivoluzionario Mussolini che però a Marx attribuiva «anti e lungi-veggenza che sembra una caratteristica peculiare dei dottrinari di razza ebrea», ma riconobbe pure che il filosofo ebreo-tedesco «spiegò l’antisemitismo con una ragione d’interesse e di rivalità economica»".

[1] https://flaviocostantino.blogspot.com/p/razzismo-e-fascismo-la-questione.html