Il comunista Luigi Longo (1900-1980) non ha bisogno di presentazioni, ma quel che disse nella prefazione delle memorie del noto, quanto più che discutibile, partigiano Giovanni Pesce (“Quando cessarono gli spari 23 aprile-6 maggio 1945: la liberazione di Milano, Feltrinelli” 1977) riflette perfettamente quel che il PCI ha sempre tentato di propagandare in relazione alla Resistenza e oltre la Resistenza.
Era il 28 marzo 1977 e il compagno L. Longo scriveva:
1) “questa insurrezione che coinvolgeva certo, e in primo luogo, le forze partigiane, ma che poggiava sulla partecipazione e sul consenso, per questa lotta, di grandi masse di cittadini e, innanzi tutto, della classe operaia”:
FALSO, non ci furono affatto “grandi masse” a sostenere l’insurrezione del 25 aprile, a meno che per “masse” non si intendano quelle migliaia e migliaia di persone che diventarono improvvisamente partigiani dell’ultima ora per convenienza; quella grande insurrezione da loro cercata sin dall’8 settembre non avvenne mai, anzi le numerose azioni terroristiche partigiane, che puntavano proprio a questa sollevazione di popolo, ebbero conseguenze nefaste e scatenarono talvolta le tanto desiderate dure reazioni tra le unità fasciste e naziste;
2) “la stragrande maggioranza della popolazione delle regioni ancora oppresse da fascisti e nazisti sentì sempre più come più proprie le ragioni della lotta, ne comprese gli obiettivi e i valori”:
FALSO, il popolo ambiva alla fine del conflitto, soprattutto e di gran lunga a quello, perché la gente era stanca, provata, non pensava un granché alle istanze politiche di Longo e compagni;
3) “è difficile negare che molte delle speranze accese in quegli anni siano state deluse e tradite in seguito. Ma è impossibile non riconoscere che la Repubblica, la Costituzione, le istituzioni democratiche frutto di quella lotta, sono e restano la conquista più alta […] tenace è stata la nostra azione, per trent’anni, in difesa della democrazia”:
FALSO, i comunisti dell’epoca e quelli successivi degli anni seguenti avrebbero dato un bel colpo di mano a tutte queste istituzioni se solo avessero potuto, se ci fossero state altre condizioni storico-politiche in Italia e un ordine calato direttamente dal Cremlino da cui dipendevano in tutto e per tutto, quindi la seguente affermazione da propaganda elettorale del ‘77 risulta essere altrettanto fasulla:
“gli attacchi più pesanti e pericolosi in questi trent’anni dalle forze conservatrici, dentro e fuori la Democrazia cristiana, hanno avuto come primo obiettivo lo scardinamento delle istituzioni repubblicana, la messa in mora della Costituzione, la crisi di questa democrazia […]
Chi da ‘sinistra’ identifica la Repubblica e le sue istituzioni col ‘regime democristiano’, senza distinguere le une dall’altro, fa propri, di fatto, gli argomenti egemonici della D.C., ‘consegna’ la Repubblica, le istituzioni democratiche alle forze conservatrici […]
Per combattere il prepotere e l’arroganza democristiana, l’arma fondamentale è ancora la Costituzione”; peraltro verrebbe da chiedersi per quale motivo allora cercare il ‘compromesso storico’ con la DC, un accordo condiviso e voluto da Enrico Berlinguer, se non per tentare una ulteriore carta da giocarsi per entrare nei gangli del potere governativo nazionale, dal quale erano stati sempre esclusi per le varie sconfitte alle elezioni subite nei decenni;
4) "Allo stesso modo è impossibile non intravedere nelle azioni odierne di ‘guerriglia urbana’ – anche se maldestramente verniciate di ‘rosso’ – una componente di quella reiterata offensiva verso le istituzioni”:
ovviamente FALSO, queste del Longo sono tutte affaticate perifrasi, per evitare non pronunciare le parole “terrorismo” dei vari movimenti comunisti extra-parlamentari e per non parlare delle collusioni dei tanti appartenenti al PCI con questi movimenti.
La disinformatja come metodo, la menzogna come messa in atto, questo è stato il comunismo reale, comunque e sempre, incluso quel comunismo favoleggiato dal buon signor Berlinguer, di cui in tanti oggi si riempiono la bocca a caso.
