Il 2 maggio 1945, il comandante della Polizia Emilio Faldella stilò una relazione fin troppo benevola, per non dire in buona parte falsa, sullo stato in cui si trovava la città di Milano dopo la “Liberazione”; l’ufficiale mentiva e sapeva di mentire: diceva che la situazione era sotto controllo, che tutto era rientrato nella normalità e tutto era quasi in ordine, anche se poi ammetteva che “i condannati alla pena capitale furono complessivamente per dichiarazione del Comandante di settore, da 110 a 120 […] vivo è il dolore per l’accenno fatto sui giornali e alla radio su supposti eccessi verificatisi in Sesto, che hanno avuto ripercussioni all’estero, e dei quali accennò anche Radio Londra”.
Faldella era stato inviato a Milano proprio perché diverse informative avevano messo in allerta le autorità sullo stato di illegalità e sui crimini che si stavano commettendo.
Lo stesso poliziotto, stavolta in una lettera personale inviata sempre al Generale Cadorna, disse però ben altro: “Ritengo doveroso fare il punto sulla situazione dell’O.P. in Milano alla sera del 19 maggio.
La situazione, quale appare a un osservatore superficiale, è decisamente migliorata; infatti le odierne cerimonie si sono svolte senza incidenti, malgrado abbiano comportato rilevanti movimenti e ammassamenti di folla e di patrioti armati. Le sparatorie dei giorni scorsi non si sono verificate.
Per contro ho la sensazione di un riacutizzarsi della situazione nei suoi aspetti meno appariscenti. Il Bando del prefetto che sospese ieri il funzionamento dei Tribunali di guerra, ordinò la sospensione immediata delle fucilazioni arbitrarie e dispose per la consegna dei giudicandi alla Commissione di giustizia o alle carceri di San Vittore, non fu da tutti accolto con disciplina.
Benché il comando di Piazza di Milano abbia precisato e completato tali disposizioni con un Bando diramato più volte a mezzo radio durante la sera del 30 aprile, l’obbedienza non fu totale.
Se infatti le fucilazioni furono ridotte a pochissimi casi sporadici, la consegna dei detenuti alle carceri di San Vittore e al carcere militare di via Crivelli, fu effettuata soltanto da alcuni settori. Alle ore 15 di oggi 1° maggio erano infatti stati introdotti a San Vittore soltanto circa 150 detenuti. Non è possibile dettagliare quali enti trattengano ancora detenuti, anche perché molte difficoltà vengono opposte alle indagini.
Risulta però:
A Sesto s. Giovanni mentre il Comando settore ha consegnato tutti i detenuti, le Commissioni di fabbrica ne trattengono in numero imprecisato ma notevole negli stabilimenti, dove alcune decine di fucilazioni sembrano siano state eseguite anche stamani;
La Divisione Pasubio, nel settore sanzione, avrebbe un numero abbastanza elevato di arrestati;
Nella caserma della Famigerata Muti si trovano molti detenuti e vi siede in permanenza una Commissione inquirente;
Piccole formazioni difficilmente individuabili tratterrebbero detenuti ed eserciterebbero la giustizia con Tribunali propri.
Si trova un notevole aumento nelle detenzioni effettuate su denunce, quasi tutte anonime, che provengono alle singole formazioni in gran numero. Un comandante di Brigata, che però agisce correttamente consegnando i detenuti alle carceri di San Vittore, mi disse di riceverne continuamente a decine.
Si osserva inoltre un aumento di perquisizioni domiciliari.
Tali detenzioni e perquisizioni allarmano la cittadinanza e causano frequenti e ansiosi interventi di autorità e persone presso questo comando.
Mosso dalla volontà di cooperare a che gli Alleati possano constatare, dalla situazione di Milano, che il popolo nell’Italia settentrionale ha saputo non soltanto liberarsi con le proprie forze dalla tirannia nazifascista , ma che sa anche governarsi da sé, riedificando con il lavoro svolto in ambiente sereno e concorde quanto la barbarie ha distrutto, prego Vostra signoria di volere considerare se non sarebbe opportuno promuovere, a mezzo trasmissioni radio di discorsi delle personalità più influenti, una maggiore pacificazione degli animi ed un proprio ritorno alla normalità della vita non solo esteriore ma interiore della città.
Nel contempo riterrei necessario ottenere dal Commissario per la giustizia un pronto funzionamento del Tribunale del popolo ed un acceleramento della procedura intesa a colpire i colpevoli di reati fascisti, e con questo mezzo dare la prova che la giustizia viene esercitata con tempestività, sebbene osservando la legalità.
Si eviterebbe così la tendenza ad ottenere che i colpevoli, se non giudicati dai Tribunali periferici, possano rimanere impuniti”.
(Sotto la foto di Emilio Faldella, uno degli ex comandanti dell'esercito della RSI, che però faceva il doppio gioco con l'esercito del Regno del sud, per questi motivi fu subito riabilitato)

