Lenin, perfettamente a conoscenza della folle situazione, come sapeva d’altro canto altrettanto bene dei numerosi casi di cannibalismo avvenuti tra la gente portata alla disperazione, in modo spietato si compiacque di quest’altra immane tragedia in parte voluta.
La sua fu una soddisfazione esplicitata nella lettera inviata a Molotov il 19 marzo 1922, rimasta ovviamente segreta per moltissimi anni per non intaccare la mitizzazione del capo del bolscevismo, che per iscritto diceva di approfittare della situazione per attaccare un altro odiato nemico:
“È precisamente ora, e solo ora, quando nelle regioni in preda alla carestia la gente mangia carne umana, e centinaia se non migliaia di corpi giacciono sulle strade, che possiamo (e quindi dobbiamo) portare avanti la confisca dei valori posseduti dalla Chiesa con la più selvaggia e spietata energia, non fermandoci davanti ad alcuna resistenza”;
proseguiva dicendo:
“Più grande sarà il numero di preti e borghesi reazionari che riusciremo a giustiziare per questo motivo, meglio sarà. Dobbiamo insegnare ora a questa gente una lezione tale, che non osino nemmeno pensare a qualunque resistenza per alcuni decenni”.
Per fame e per malattie morirono almeno due milioni di persone, se non di più secondo altre stime.
Le foto sotto riportate sono tratte dal voluminoso saggio "La Grande Carestia. La Guerra di Stalin all'Ucraina" di Anne Applebaum (Mondadori 2019), naturalmente quando si ha a che fare con l'Unione Sovietica il materiale filmico e fotografico è sempre molto limitato, perché gli archivi russi in buona parte sono rimasti ben blindati, favorendo in questo modo quella mancanza di verità sui tanti crimini sovietici e comunisti perpetrati nel mondo.









