martedì 23 settembre 2025

ANTEPRIMA "A PIEDE LIBRO" - Il razzismo fascista: un arma dialettica attuale

ANTEPRIMA "A PIEDE LIBRO" - IL RAZZISMO FASCISTA: UN ARMA DIALETTICA ATTUALE 

Sulle leggi razziali del 1938, e quindi sul razzismo e sull'antisemitismo di Stato in Italia, a partire dagli anni Novanta, l'approccio analitico è molto cambiato. 

Purtroppo se su alcuni dettagli e su alcuni dati si sono fatti dei passi in avanti, nel contesto generale l'argomento è diventato molto politico, nel peggiore significato del termine, e, ahimè, è stato trasformato in uno strumento ricattatorio e rischioso per coloro che vorrebbero trattarlo in buona fede e con una certa oggettività.

Nel numero della mia rubrica "A PIEDE LIBRO", domani si parlerà di uno dei tanti di questi conformisti/speculatori della materia, uno tra i tanti perfettamente funzionali all'attuale modo di fare Storia, ricerca e anche politica.

Di seguito, tanto per chiarire brevemente cosa accadde fino alla fine degli anni '80 in questo campo, riporto la nota a piè di pagina n.15, estrapolata dal mio libro "RAZZISMO E FASCISMO" (Solfanelli 2017):

{ Renzo De Felice, 'Storia degli ebrei sotto il fascismo', Einaudi, Torino 1993. La prima edizione risale al 1961 (Einaudi, Torino), commissionata dall’Unione delle Comunità Israelitiche, poi ampliata e rivista nelle successive edizioni è lo studio più fondamentale tra quelli riguardante questo argomento. 

A seguire in commercio fu messo il libro di Attilio Milano, sempre per Einaudi nel 1963, dal titolo Storia degli ebrei in Italia. A. Milano, che era un ebreo romano emigrato in Palestina nel 1939, visse dunque di persona quegli eventi, e sostanzialmente la sua testimonianza sposa quella di De Felice, ossia quella di un fascismo divenuto razzista, antisemita, per rafforzare
l’alleanza con la Germania. 

Se si eccettua il libro del noto giornalista neofascista Giorgio Pisanò, Mussolini e gli ebrei, FPF, Milano 1967, e i saggi di Luigi Preti, che si avrà modo di incontrare oltre, bisognerà attendere gli anni Ottanta per vedere altri storici confrontarsi con queste tematiche: F. Coen, Italiani ed ebrei: come eravamo. 

Le leggi razziali del 1938, Marietti, Genova 1988, in particolare Meir Michaelis col suo Mussolini e la questione ebraica. Le relazioni italo-tedesche e la politica razziale in Italia, Edizioni di Comunità, Milano 1982 ma si veda anche per alcuni suoi cenni, lo storico d’ispirazione marxista Enzo Collotti, secondo il quale il razzismo e l’antisemitismo sono state caratteristiche insite nel fascismo e nel progetto totalitario fascista (E. Collotti, Fascismo, fascismi, Sansoni, Firenze 1989). 

Sergio Romano nel suo articolo L’Italia dei «giusti» tra gli orrori della Storia, ne “La Repubblica” del 5 luglio 2008, divide in tre fasi gli studi sulla svolta razzista di Mussolini: 

1) «Nella prima fase, sino all’inizio degli anni Sessanta, il tema è continuamente evocato nei ricordi personali»; 

2) la seconda è costituita dai primi studi organici citati, quelli di De Felice e Milano; 

3) nella terza «nel grande filone della storiografia dell’Olocausto una nuova generazione di studiosi si concentra soprattutto sul tema della responsabilità collettiva della società nazionale sull’antisemitismo che avrebbe caratterizzato il fascismo sin dalle sue origini, sulle colpe della Chiesa. 

Se confrontata all’opera di De Felice e Milano, questa impostazione illumina alcuni aspetti dimenticati o trascurati, ma presenta un inconveniente. 

Rende difficilmente comprensibile la disapprovazione della grande maggioranza degli italiani, l’aiuto offerto da rappresentanti della diplomazia e della pubblica amministrazione. 

E oscura quello che Attilio Milano definì “l’esempio di superiore umanità” delle autorità militari italiane, nelle zone occupate della Croazia, della Dalmazia, del Montenegro, della Grecia centrale e di alcuni dipartimenti francesi; luoghi divenuti “per molti ebrei che vi abitavano e per i più ancora che vi si erano rifugiati, un parco protetto contro le pressanti minacce” tedesche». }