FILATELIA ANTISEMITA. IL RAZZISMO FASCISTA E I FRANCOBOLLI
Un libretto che inizia con questa puntualizzazione già parte come peggio non si potrebbe: “In futuro ne è previsto l’ampliamento”, ma perché anticipare un ingrandimento di un testo quando il testo pubblicato è striminzito, poco curato, privo di approfondimenti seri?
Un libretto che inizia con questa puntualizzazione già parte come peggio non si potrebbe: “In futuro ne è previsto l’ampliamento”, ma perché anticipare un ingrandimento di un testo quando il testo pubblicato è striminzito, poco curato, privo di approfondimenti seri?
Non sarebbe stato meglio rimandare a cose ben fatte?
Mi pare ovvio, no?
L’autore Filippo La Fauci è laureato in Lettere Classiche, indirizzo archeologico, ma si sa, a fare l’archeologo non è che si conquista una rinomanza piccola o grande che sia, meglio improvvisarsi storici del razzismo fascista, far uscire qualche paginetta in modo sghembo e sostanzialmente scalcinato e qualche ammiratore lo si rintraccia come anche un po’ di pubblicità, specialmente se a presentare questo tipo di materiale lo si fa senza spostarsi assolutamente di un millimetro dalla vulgata storica imposta dal Sistema.
Ora un merito però La Fauci ce l’ha, quanto meno uno, quello di aver svelato brevemente la biografia del Salvotti: di famiglia nobile, era un accompagnatore turistico, fu un informatore, un collaboratore di Regime, le sue conoscenze personali acquisite negli anni grazie al suo lavoro e la dimestichezza con le varie lingue da lui parlate gli avevano permesso di ritagliarsi un suo spazio, anche se non del tutto chiaro, nell’ambito dell’attivismo politico.
Tuttavia ripensando al titolo di questa insoddisfacente pubblicazione non si può non affermare che La Fauci sia riuscito ad imbrogliare di nuovo: “Filatelia antisemita”?
L’autore Filippo La Fauci è laureato in Lettere Classiche, indirizzo archeologico, ma si sa, a fare l’archeologo non è che si conquista una rinomanza piccola o grande che sia, meglio improvvisarsi storici del razzismo fascista, far uscire qualche paginetta in modo sghembo e sostanzialmente scalcinato e qualche ammiratore lo si rintraccia come anche un po’ di pubblicità, specialmente se a presentare questo tipo di materiale lo si fa senza spostarsi assolutamente di un millimetro dalla vulgata storica imposta dal Sistema.
Tutto più semplice, più comodo, più rapido, no?
E allora La Fauci cosa fa? Si imbatte in un articolo intitolato “Il giudaismo nei francobolli”, uscito per il quindicinale “La Difesa della Razza” del 5 febbraio 1940, dice di aver recuperato i francobolli originali, menzionati e quasi tutti fotografati nel pezzo, dopodiché li ripropone con una grafica di bassa qualità nel suo libricino e ci aggiunge brevissime annotazioni oltre a quelle di chi firmò l’articolo, ossia del baroneTroilo Salvotti.
Null’altro.
Sì va bene, si scopre un po’ l’acqua fresca, si possono vedere simboli massonici, giudaici, talvolta bolscevichi o scambiati per tali, che erano presenti in tanti francobolli proveniente da tutti i continenti, si può notare che alcune di queste simbologie erano sui francobolli dell’Italia fascista e che comunque trasmettevano dei messaggi politici occulti, specialmente in quelli statunitensi dove contrassegni di questo tipo sono tuttora rilevabili persino sulle banconote (il più curioso di tutti, a mio avviso, è proprio il francobollo americano del 1933 con la nota: “Francobollo della NRA, cioè del corpo economico New Deal, che in America, poiché è completamente ebraizzato e marxista (F. Perkins), viene chiamato ‘The Jew Deal’” scritta da T. Salvotti), ma appunto tutto quel che emerge di interessante dipende dal barone, non certo dal copiatore/incollatore La Fauci.
Ora un merito però La Fauci ce l’ha, quanto meno uno, quello di aver svelato brevemente la biografia del Salvotti: di famiglia nobile, era un accompagnatore turistico, fu un informatore, un collaboratore di Regime, le sue conoscenze personali acquisite negli anni grazie al suo lavoro e la dimestichezza con le varie lingue da lui parlate gli avevano permesso di ritagliarsi un suo spazio, anche se non del tutto chiaro, nell’ambito dell’attivismo politico.
Aveva inoltre vissuto per molto tempo in giro per l’Europa, aveva scritto per diversi giornali in Italia e in Germania, era stato in più occasioni un conferenziere nonché, appunto, un propagandista.
Per “La Difesa della Razza” pubblicò dieci articoli, tutti in chiave antiebraica.
Fu inviato in Libia per le intercettazioni radio durante la Seconda Guerra Mondiale, terminato il conflitto diventò dirigente della Fiera di Verona, un posto che conservò a lungo.
Tuttavia ripensando al titolo di questa insoddisfacente pubblicazione non si può non affermare che La Fauci sia riuscito ad imbrogliare di nuovo: “Filatelia antisemita”?
Ma quale filatelia antisemita se i francobolli in questione furono tutti stampati nelle Democrazie o in URSS o in altri Stati autoritari oppure nelle colonie controllate dalle Democrazie ecc., stampati tutti con finalità diverse per quanto simili ma per nulla affatto con intenti antisemiti, fascisti, nazisti o simili!!!
Ma perché???
