EX LIBRIS DI FLAVIO COSTANTINO
(Libri direttamente dalla mia Biblioteca personale)
In foto il testo che uscì nel 1934 e che aveva una piccola introduzione di Mussolini: "Segnalo all'attenzione di tutti i fascisti d'Italia questo libro che esamina con larghezza di documenti e di idee il più urgente fra I <problemi dell'epoca> - prospettando in tutta la sua drammatica essenza - e i suoi pericoli per l'avvenire dei popoli e della civiltà europea".
A riguardo, di seguito si riporta un estratto del mio saggio "RAZZISMO E FASCISMO" vol. I:
Sulla stessa linea fu pubblicato, nel 1934 — anno in cui Mussolini decise l’attacco all’Etiopia255 che sarebbe avvenuto un anno dopo e che condizionò marcatamente la successiva politica fascista — Europa senza europei? di Guglielmo Danzi. L’importante saggio, presentato da Mussolini che lo segnalò perché trattava del «più urgente fra i “problemi dell’epoca”» e «per l’avvenire dei popoli e della civiltà europea» in un’epoca invece in cui imperava il liberalismo apportatore di disgregazione e corruzione, riprendeva i concetti e alcuni dati di R. Korherr e li completava con altri censimenti e statistiche specialmente sul
caso italiano ma non solo, perché l’autore fece una generale ricerca su quello americano, inglese, tedesco e francese. In particolare “l’America moderna” veniva accusata di essere la madre della «legge del comfort, la legge della vita comoda. Di che si tratta? Del più paradisiaco dei corrosivi, di un veleno piacevole oltre ogni dire, di una lentissima ed insensibile morte volontaria»257 che aveva come «Meta comune: il denaro. Miraggio comune: il benessere, la ricchezza»258 e in questo modo «Andiamo incontro ad un’America africanizzata, in cui la razza bianca, per la inesorabile legge del numero, finirà per essere sopraffatta dai fertili nepoti del proverbiale Zio Tom».
Tre anni dopo il problema non era riconducibile solo all’africanizzazione degli americani: «Il Duce si è scagliato contro l’America, paese di negri e di ebrei, elemento disgregatore della civiltà. Vuole scrivere un libro: l’Europa del 2000. Le razze che giocheranno un ruolo importante saranno gli italiani, i tedeschi, i russi e i giapponesi. Gli altri popoli saranno distrutti dall’acido della corruzione giudaica. Rifiutano persino di far figli perché ciò costa dolore. Non sanno che il dolore è il solo elemento creativo nella vita dei popoli».
Gli Stati Uniti erano un Paese che per la loro potenza e la loro forza industriale attiravano le attenzioni di tutti e anche del fascismo che aveva guardato con estremo interesse alle politiche di risanamento e ripresa economica approntate da Roosevelt con il programma “New Deal”. Gli Stati Uniti però erano gli alfieri di uno sviluppo capitalistico e di un modello anti-sociale sempre più imitato in Europa e che il regime fascista non poteva far proprio anche perché, in nome della crescita economica e del “comfort”, si sfruttava sempre più la manodopera e il lavoro femminile, allontanando così le donne dal focolare familiare, provocando una maggiore loro sterilità e “mascolinizzazione” e minando pertanto le basi di uno stato che oltretutto non poteva non rilevare una crescita della disoccupazione maschile261.
Le cause del decremento delle nascite in Europa erano, secondo Danzi e molti altri, queste: 1) l’emigrazione 2) l’industrialismo e dunque l’urbanesimo 3) il lavoro femminile 4) “L’aumento delle esigenze individuali sproporzionato alle maggiori disponibilità di guadagno” 5) il diffondersi di malattie veneree, “conseguenza non ultima dell’urbanesimo” 6) il problema edilizio presso le grandi città dovuto al sovraffollamento di esse, situazione che riduceva a vivere molte persone in condizioni disagiate se non miserabili 7) “La corruzione, logico frutto di una quotidiana promiscuità”.
In tutte le ere «è stato un continuo morire di popoli, un estinguersi di schiatte e di razze, un avvicendarsi continuo di sangui diversi, estranei, nemici» però il «fenomeno del regresso delle nascite [...] è tipicamente moderno. La rapidità con cui si manifesta, in forme sempre più accentuate, non ha riscontro in nessuna delle epoche trascorse» e tutto questo avveniva «Sotto la spinta dei bisogni, i quali si moltiplicano con il moltiplicarsi delle lusinghe, l’uomo è indotto a comprimere quelli che sono i più sani istinti naturali nella morsa di un basso cerebralismo egoista e materialista» suggestionato dalle grandi città che promettevano «facile ed immediato guadagno».
Non c’era molta scelta, non rimaneva che “orientarsi verso un più modesto tenore di vita o decadere”, superare “la teoria del figlio unico”266, ridurre il celibato, favorire i più “umili” ovvero “La gente del popolo” che era quella che faceva figli, non rimaneva che “Creare per non morire, per essere forti, per essere più forti, per essere i primi”268 perché «Fondamento della potenza futura non può essere che la fecondità della stirpe, il numero, la giovinezza sempre ricorrente e rinnovatesi».
Danzi riproponeva l’obiettivo dei 50-60 milioni di italiani, ed oltre e ricordare che il Regime dal 1922, aveva tamponato il dilagare della crisi demografica e difeso “la vita della razza”, grazie ad alcune politiche assistenziali e sociali quali la «Bonifica morale e bonifica della terra, decongestionamento delle città, istituzione dell’Opera della maternità e infanzia, sgravi fiscali in favore delle famiglie numerose, premi di nuzialità e di natalità, tassa sui celibi, riforma dell’imposta di successione, impulso dato all’edilizia popolare»,, riprendeva una polemica cara al Duce, che segnò un po’ tutto il periodo del consolidamento del consenso del fascismo negli anni Trenta: la lotta allo spirito borghese, da intendere non come spirito di classe ma come quella mentalità che «sovrappone l’oro all’idea, l’adipe dell’io soddisfatto alla preoccupazione del divenire collettivo» originata dal liberalismo e dal liberismo.
Nello studio di Danzi erano state inserite perfettamente tutte quelle problematiche
che il Duce, fino ad allora, aveva affrontato politicamente e nei suoi discorsi, tanto che la presentazione al testo di Mussolini si riduce a poche righe poiché le finalità sia di Danzi che quelle del capo del fascismo erano praticamente le stesse: «La fecondità del popolo italiano dev’essere non soltanto un’arma di difesa, ma un’arma di espansione e di continua, progressiva conquista».
Ma il 1934 è anche l’anno del celebre discorso — già citato e che si citerà anche più avanti vista la sua fondamentale importanza — che Mussolini fece il 18 marzo e nel quale toccò vari argomenti tra cui quello della razza, dell’unità nazionale: «L’Italia ha il privilegio di essere la nazione più nettamente individuata dal punto di vista geografico. La più compattamente omogenea dal punto di vista etnico, linguistico, morale. L’unità religiosa è una delle grandi forze di un popolo. Comprometterla od anche soltanto incrinarla è commettere un delitto di lesa nazione».
