lunedì 27 luglio 2026

Montanelli sulla Resistenza e la RSI

MONTANELLI SULLA RESISTENZA E LA RSI

"Il giorno di piazzale Loreto mi trovai mescolato alla folla urlante e ubriaca di sangue che imperversava su quei poveri corpi appesi per i piedi ai ganci ricoprendoli di sputi. 

In quel momento provai vergogna di aver militato dalla parte opposta, e quel sentimento diventò quasi insopportabile quando in mezzo a quelle vittime riconobbi un certo Mario Nudi, che per due anni era stato mio compagno d’armi in un battaglione di ascari eritrei: un ragazzo leale, buono, generoso e coraggioso, di cui non mi ero mai accorto che fosse mosso da pregiudiziali politiche. In seguito ne ricercai la famiglia per sapere com’era finito a Salò, e poi a Loreto. 

C’era finito perché fatto, per il suo bel passato militare, «moschettiere del Duce» (una specie di guardia del corpo permanente onorifica e ornamentale), lo aveva seguito fino all’ultimo.

Da allora, mi sono sempre rifiutato di dare al termine «repubblichino» il significato spregiativo che gli è stato sempre attribuito. 

Certamente anche fra i repubblichini ci sono stati dei delinquenti, come ce ne sono stati - e forse anche di più - tra i partigiani. 

Ma la maggior parte erano dei ragazzi arruolatisi o perché erano di leva o perché credettero che il loro dovere fosse quello di restare fedeli al Duce e al suo alleato tedesco […].

Ecco perché ho sempre rifiutato la demonizzazione dei «repubblichini» (meno, si capisce, quelli che si sono macchiati, come tanti partigiani, di colpe specifiche e del tutto voluttuarie).

Ma ecco anche perché mi fa sorridere la rivalutazione che se ne sta facendo ora, a cinquanta e più anni di distanza, come se si trattasse di non si sa quale improvvisa scoperta.

E ci fosse almeno, in tutto questo, un barlume di buona fede. Ma no. Di buona fede, sia la nostra classe politica che la cosiddetta intellighenzia sono incapaci. Tutto calcolo, e basta. La sigla «repubblichino» andava bene quando serviva a mettere fuori gioco qualche concorrente o rivale. Ora che i concorrenti e rivali sono morti o hanno passato l’ottantina, viene la loro rivalutazione"

Indro Montanelli., «La Stanza» del 20 gennaio 1998, "Corriere della Sera".