PERTINI: SEMPRE COLPEVOLE!
Sandro Pertini si macchiò di non poche colpe ben conosciute, però purtroppo non molto divulgate; tra queste diverse responsabilità ve ne è una, convintamente ribadita, e ancor meno nota, quella rispetto alla figura di Josif Stalin.
Del dittatore, sul “Avanti” del 19 marzo 1950, scriveva: “Se ogni mio compagno potesse andare nell’URSS come finalmente vi sono andato io, ritornerebbe tutto preso dalla certezza del trionfo della nostra idea”, tanto più perché era la “Italia, dominata da un Governo clerico-conservatore, prepotente aguzzino verso i lavoratori italiani, deciso a trasformarsi in regime con gli ultimi provvedimenti polizieschi, pensiamo con solidarietà e nostalgia ai nostri fratelli dell’Unione Sovietica e con rinnovata speranza guardiamo alle rosse stelle che brillano sul Cremlino. Anche per noi esse brillano”.
Sul “Avanti” del 18 aprile 1951, invece scrisse: “Stalin pensa alla sorte delle masse lavoratrici del mondo intero. Con questa sua ampia comprensione degli interessi riguardanti l’umanità, Stalin rende ancor più evidente ed attuale la funzione di guida assegnata all’URSS dalla Storia nella lotta che i popoli lavoratori sostengono per il loro pieno riscatto. Ma per fortuna dell’umanità, di fronte ai forsennati di Oltre Oceano e di Oltre Manica, sta sereno e vigilante Stalin”.
Nel discorso che tenne al Senato il 6 marzo 1953, il giorno dopo il decesso di Stalin, pronunciò queste accorate frasi: “il dolore e l’angoscia che sono in noi impediscono ogni frase retorica ed ogni accento polemico. Dinanzi a questa morte non si può rimanere che stupiti e costernati. Stupiti, per la grandezza che questa figura assume nella morte. La morte la pone nella sua giusta luce, sicché uomini di ogni credo politico, amici ed avversari, debbono oggi riconoscere l’immensa statura di Giuseppe Stalin. Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto”.

