(Intima ed irregolare rubrica Libraria) - Anno II
È un po' un tuffo nel mare del mio passato.
Era il 1995, mi presi quel pezzo di carta alle scuole superiori, che si chiama diploma, e mi ritrovai a fare l'università. Avevo più tempo per me stesso e, se la memoria non mi inganna, in quei momenti iniziai a scoprire la serie TV “La Signora in Giallo” (“Murder, She wrote” in originale) trasmessa dalla RAI; era l'epoca in cui le distrazioni della Rete e le manie degli (a)social non esistevano ancora e si sopravviveva lo stesso benissimo. Il numero di puntate perse delle 263, per 12 stagioni (la prima del 1984-1985 arrivò in italia nel 1988, l'ultima del 1995-1996, in Italia nel 1997), si contano sul palmo di due mani al massimo, ma forse neanche quello perché le quasi continue repliche che si sono prolungate lungo gli anni, e tuttora ogni tanto, mi hanno permesso di vedere di tutto e di nuovo sia sulla televisione di Stato che sul gruppo Fininvest.
Credo di essermi appassionato a questo telefilm per 2 motivi sostanzialmente:
1) per i personaggi semplici, puliti, onesti, familiari con i loro caratteri peculiari, spesso inseriti nelle loro piccole comunità dove risiedono, come ad esempio l'immaginario paesino della Fletcher, la sorridente Cabot Cove nel Maine in cui ogni tanto anche là ci scappa il morto (in realtà la meravigliosa Mendoncino in California) e dove Jessica vive assieme ad altri accomodanti e divertenti concittadini alla dottor Seth e alla sceriffo Metzeger;
2) perché la serie nel contesto generale televisivo prendeva le distanze, già a suo tempo e oggi più che mai, da una TV sempre più sboccacciata, spogliata, ora anche fintamente reale, se non deviata in tanti sensi e inzuppata di truculenza e sadismo per quanto continuino a sgorgare a fiotti fiumi di sangue e montagne di arti volanti nelle serie 'criminaliste'.
Angela Lansbury era una attrice ben nota al pubblico ma è con la sua Jessica Fletcher, prodotta dal marito, che ha ampliato a dismisura la sua celebrità; ormai lontano dai riflettori ha la tenera età di 95 anni ma è sempre indimenticabile per il suo garbo e la sua riservatezza.
Naturalmente che lo dico a fare, pure stavolta il cadavere è servito: la arzilla vedova Jessica, popolare scrittrice di gialli, indaga di nuovo, per caso ma tutte a lei capitano, su un nuovo crimine a Washington, nei paraggi della Casa Bianca. Anche questo giallo è stato scritto da Donald Bain ed è uscito nel 2004 negli Stati Uniti, l'anno dopo in Italia.
Bain, che era un famoso 'ghost writer' così come si dice in gergo, è stato il più longevo a prestare la propria penna per la collana libraria de “La Signora in Giallo” e simpaticamente i suoi lavori li ha sempre firmati col suo nome e cognome e con quello appunto della fantomatica Jessica Fletcher.
Deceduto lui, altri lo hanno seguito e altri lo seguiranno, ci sta da scommetterci.
La trama neppure a dirlo è lineare, elementare, perfino raffazzonata, in alcuni passaggi non mi sembra che rispetti appieno la psicologia della protagonista, ma in fin dei conti stiamo parlando di un libro per l'estate, un libro che ha attenuato, almeno un po' a me, la tremenda morsa del caldo afoso generata dalla bolla d'aria agostana 'Lucifero' e poi in un certo qual modo ho sempre invidiato questa fluidità e semplicità di scrittura di questi autori, è pur sempre una grande dote la loro che poi spesso porta una bella dote... ma in denari.
È perciò del tutto inutile star qua a parlare della trama anche perché poi si svelerebbe il classico quanto prevedibile intrigo, si aggiunge soltanto che ora la signora Fletcher è in compagnia di un suo vecchio amico, l'ispettore George Sutherland di Scotland Yard, con il quale aveva risolto in precedenza altri 3-4 delitti, tanto per cambiare, insomma si potrebbe dire amici per la pelle, la pelle degli altri però. “Segui sempre la pista dei soldi” è la regola fissa per stanare anche questo omicida.
Riporto invece solo alcune frasi che mi hanno divertito e che mi hanno fatto scattare qualche breve commento:
- Il 22 gennaio 2021 ho comunicato, tramite questo mio profilo, l'avvenuta acquisizione del mio saggio “RAZZISMO E FASCISMO. La questione razziale e l'antisemitismo durante il Ventennio” (Solfanelli 2017) da parte della Biblioteca del Congresso americano, ossia la biblioteca del Parlamento degli Stati Uniti (verificabile qua: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10222577611220466&id=1577107649), ecco che allora queste frasi non potevano non incuriosirmi: “il bibliotecario capo del Congresso, il dottor Thomas Lester, il quale curava quell'immensa collezione di libri che, come orgogliosamente precisò, constava di diciotto milioni di volumi disposti su più settecentocinquanta chilometri di scaffali […]
«E abbiamo uffici a Rio, il Cairo, Nuova Delhi, e in numerosi altri Paesi in tutto il mondo, compresi quelli di più recente acquisizione a Mosca e a Tokyo. Come probabilmente saprete, la Biblioteca fu fondata da Thomas Jefferson più di centocinquant'anni fa […] Con quattromila impiegati […] i soldi non bastano mai»”;
- “se sei a Roma, fa' come i romani”... sarebbe meglio di no, ma se proprio si deve!
- “Nel corso degli anni avevo imparato per esperienza che spesso i giornalisti non mantengono la parola data quando sono a caccia di una grossa notizia. Fanno molte promesse, ma opportunamente le dimenticano se serve al loro scopo […] l'articolo sapeva di giornalismo scandalistico in confezione sofisticata, un fenomeno che riscontravo sempre più spesso ultimamente sui giornali, riviste e televisione”, alcuni strali il signor Bain li ha lanciati anche contro la classe politica ma con molta, moltissima cautela, non sia mai che un qualche parlamentare suscettibile gli metta una qualche bastone tra le ruote e la carriera potrebbe non viaggiare più come prima;
- “«Ancora una volta nel posto sbagliato al momento sbagliato, eh, signora Fletcher»?”... ma sbagliato è sempre per il povero assassino però!
- “«Le piace la cucina italiana?» «Moltissimo.» «Ottimo. Il mio ristorante preferito a Washington è 'i Ricchi', sulla Diciannovesima. È toscano. Fanno il pane migliore della città.»”... gli italiani lo fanno sempre meglio... dice!
- “«Ne sono certo. Sei la donna più discreta che conosca.”... discreta la Fletcher?!?! Ahahaha!!! Questa è buona!
- “«Come mai ho la sensazione di essere un personaggio dei suoi libri gialli, signora Fletcher?»”.
Al prossimo giallo de “La Signora in Giallo”, perché almeno un altro me lo leggerò. Ne ho puntato uno che non mi voglio perdere, anche se chissà quando riuscirò ad iniziarlo.
Prima o poi...
