giovedì 10 settembre 2026

A. Milano, R. De Felice e l'uso strumentale della Storia

A. MILANO, R. DE FELICE E L'USO STRUMENTALE DELLA STORIA 

Attilio Milano nacque nel 1907. 

Nel 1939, dopo l’approvazione delle Leggi Razziali in Italia, andò in Palestina dove morì nel 1969. 

Dedicò molti dei suoi anni al suo saggio “Storia degli ebrei in Italia”, che uscì per la prima volta nel 1961.

Il giudizio di A. Milano sull’opera di Renzo De Felice (“Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo” del 1961 e aggiornato negli anni), oggi, sarebbe quasi impensabile, non perché lo studio del De Felice non risulti più essere completo e oggettivo, non perché la ricerca abbia stravolto le sue posizioni precedenti, ma perché la Storia è diventata materia non più di quei professionisti seri di una volta - non tutti lo erano a dire la verità – ma di avventori, attori, ciarlatani, talvolta anche poco educati, al traino della politica di partitelli attuali: 

“con le sue settecento pagine, quest’opera si presenta oggi come il più completo deposito documentario e il miglior testo. Di riferimento per chiunque voglia approfondire la conoscenza di questo periodo. Vi si avverte una costante ponderatezza di giudizio, sia nei rispetti dei persecutori e delle loro singole responsabilità, sia dei perseguitati e delle loro reazioni”.

Attilio Milano era ebreo. Il saggio di De Felice fu finanziato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, da tempo però anche gli ebrei hanno messo da parte questo tuttora indiscutibile capolavoro di ricerca e onestà, perché non sufficientemente adatto alla manovra politica internazionale che scaturisce da quella sovrastruttura che si chiama Olocausto, anzi Shoah, perché anche qua la differenza non è da poco, anche la terminologia ha un preciso peso politico.