venerdì 4 settembre 2026

1941: Tito e la mattanza dei civili italiani

1941: TITO E LA MATTANZA DEI CIVILI ITALIANI 

Verso la fine del 1941 i partigiani comunisti di Tito cambiarono strategia: coi loro attentati non colpirono più soltanto i militari italiani, iniziarono ad uccidere i civili italiani.

Tra gli altri, a perdere la vita fu la giovane maestra Ariella Rea.

Per arginare il terrorismo titino, la città di Lubiana fu recintata con il filo spinato e sottoposta ad un rigido controllo. 

Il 24 aprile 1942 Emilio Grazioli, l'Alto Commissario della Provincia di Lubiana, e il Generale Mario Robotti pubblicarono un bando di ammonizione e minaccia contro i partigiani sloveni:

"Considerato che continuano a verificarsi, nel territorio della provincia, efferati delitti da parte di sicari al servizio del comunismo. Ritenuta l'assoluta necessità di stroncare con ogni mezzo tali manifestazioni criminose […] qualora dovessero verificarsi altri omicidi o tentati omicidi a danno di appartenenti alle Forze Armate, al Capo della polizia, alle amministrazioni dello Stato; di cittadini italiani o di civili sloveni che in qualsiasi modo collaborano lealmente con l'Autorità […] saranno fucilati […] elementi di cui sia stata accertata l'appartenenza al comunismo".