venerdì 5 giugno 2026

Da Nietzsche a Mussolini: la Filosofia del Martello

DA NIETZSCHE A MUSSOLINI: LA FILOSOFIA DEL MARTELLO 

Prima di molti altri ci fu un socialista, un socialista rivoluzionario, che capì perfettamente la "Filosofia del Martello:

"E Nietzsche suona la diana di un prossimo ideale. Ma a un ideale, diverso fondamentalmente da quello in cui hanno creduto le generazioni passate. Per comprenderlo verrà una nuova specie di liberi spiriti, fortificati nella guerra, nella solitudine, nel grande pericolo, spiriti che conosceranno il vento, i ghiacci, le nevi delle alte montagne e sapranno misurare con occhio sereno tutta la profondità degli abissi, spiriti dotati di un genere di sublime perversità - spiriti che ci libereranno dall'amore del prossimo, dalla volontà del nulla, ridonando alla terra il suo scopo e agli uomini le loro speranze".

(Da "Il Pensiero Romagnolo", Forlì 1908, "La filosofia della forza - postille alla conferenza dell'onorevole Treves").

Le stesse frasi furono non a caso riprese e stampate dal biografo del Duce, Yvon de Begnac, nel suo "Vita di Benito Mussolini. La strada verso il popolo vol. II (Mondadori, Milano 1940). 

La biografia si interruppe necessariamente con il vol. III, la guerra sovrastava tutto. Y. de Begnac non fu solo un semplice biografo, ebbe la possibilità di frequentare, grazie a numerosi incontri, l'allora dittatore, quindi si può facilmente dedurre che la scelta di questa riproposizione nietzscheana sia proprio dipesa da una decisione di Mussolini in persona.