CRIMINI PARTIGIANI IN BALCANIA
“In un discorso al quarto Plenum del Partito nel 1951 e poi apparso sul quotidiano belgradese 'Politika', Ranković [il capo dell'OZNA] ammise che per le prigioni iugoslave transitarono dal 1945 al 1951, 3.777.776 persone su una popolazione di circa 13 milioni di abitanti e circa 568 mila furono i nemici del popolo liquidati, la maggioranza nei primi mesi del terrore del 1945. Dell'ondata degli arresti operati dall'UDB - [la Polizia politica iugoslava 1946-1966] nel 1949 Ranković ammise che per il 47% essi furono arbitrari”.
(W. Klinger, “Il terrore del popolo: storia dell'OZNA, la Polizia politica di Tito”)
Poi sappiamo come andò a finire nel dopoguerra pure per i nostri, in tanti si trasformarono forzatamente in esuli, in non pochi persero la vita poiché bastava essere italiani per esser fatti fuori. Meglio in generale non andò a tutti i cosiddetti “nemici del popolo”, inclusi i Gottscheer, ossia i componenti della comunità tedesca di Slovenia, che in parte erano emigrati all'interno dei confini del Terzo Reich negli anni precedenti, tuttavia gli ultimi rimasti furono semplicemente sterminati.
Se invece parliamo nello specifico del conflitto mondiale, tutto ebbe inizio nel 1941, quando un goffo colpo di Stato indotto dagli inglesi fece scattare le truppe della Wehrmacht in Jugoslavia che in poco tempo rimase occupata. Circa 350.000 persone passarono sotto il dominio dell'Italia solo che l'iniziale politica di “basso impatto”, ovvero di collaborazione con gli sloveni, durò molto poco, la guerriglia anti – italiana, prevalentemente comunista, prese il sopravvento.
Ora lo storico Pietro Cappellari ci ricorda alcuni punti essenziali:
1) quello italiano e quello tedesco erano eserciti regolari;
2) le formazioni partigiane erano “illegittime” in quanto “al di fuori delle convenzioni internazionali”;
3) i militari italiani incendiarono, uccisero deportarono ma sempre a seguito dei feroci attacchi slavi spesso realizzati proditoriamente, sull'uscio di casa, alle spalle e anche contro persone inermi e senza alcuna colpa, non senza infierire, tra l'altro, sui cadaveri;
4) chiaramente tanti fatti sono stati cancellati dalla Storia per ovvi quanto vergognosi opportunismi di parte, di quella parte che la guerra la vinse e che pensò di lavarsi la coscienza e la fedina semplicemente rimuovendo i crimini commessi.
L'autore in particolar modo focalizza l'attenzione su alcune vittime fasciste che caddero sotto il fuoco e le sevizie degli slavi e lo fa grazie ai documenti della Mostra della Rivoluzione Fascista da lui riscoperti. Generalmente chi fu passato per le armi non rinnegò la propria fede politica ma tanto in caso contrario difficilmente l'avrebbe scampata lo stesso.
Tra i nomi più eccellenti troviamo Vezio Orazi, squadrista, ex calciatore della Lazio, prefetto; Nicola Zito campione nazionale di pugilato; Antonio Hoffmann “primo martire tra i fascisti di Spalato”; i due insegnanti Giovanni Renzi e Francesca Accordino ed altri loro colleghi ecc. Molti scomparvero nel nulla, civili, militari o autorità fasciste, ficcati vivi o morti in qualche fessura carsica.
La morte più emblematica per certi versi rimane quella di Ariella Rea: classe 1915, maestra elementare, Vicesegretaria federale della GIL e Segretaria Provinciale delle Massaie Rurali di Lubiana. Fu una breve vita la sua, tutta dedicata alla solidarietà, una esistenza spezzata nel febbraio 1942 da una bomba lanciata da un giovane dirigente del VOS, una cellula comunista.
In taluni casi i ribelli non si fecero scrupoli a consegnare armi ed esplosivi ai ragazzini: il gerarca Giovanni Savo infatti cadde sotto i colpi di un 15enne.
A volte la rappresaglia fu feroce, così come a Piedicolle – Podhum, la più grave in assoluto, quando per vendetta l'Esercito italiano, coadiuvato dalla Camicie Nere, dai Carabinieri e da elementi ustascia, fermarono 91 individui residenti nel paese, considerati partigiani o favoreggiatori, e li fucilarono.
Ai caduti del fascismo furono concesse lauree honoris causa, in loro ricordo furono intitolate vie e federazioni di fasci di combattimento ma dopo tutto fu fatto cadere nel dimenticatoio e agli onori delle cronache passarono i vari titini, perfino quelli che erano stati dei brutali criminali seriali e che furono medagliati, elogiati e ai quali furono concesse loro delle facilissime e brillanti carriere. Questo è, ed anche questo ci dovrebbe far capire quanto purtroppo sia manipolabile la Storia e quanti vuoti storiografici ci siano ancora e non a caso: “manca uno studio esaustivo che elenchi tutte le violenze che gli illegittimi belligeranti slavi condussero contro gli Italiani nella ex – Jugoslavia”... è vero manca incredibilmente e chissà per quanto tempo ancora mancherà.
