LEGGENDE SUGLI SCIAMANI SIBERIANI - LUCIANA VAGGE SACCOROTTI
Queste leggende sono state trascritte nei primi anni Venti, dopo esser state tramandate e modificate nelle epoche precedenti e prima che l'ateismo di stato sovietico facesse cadere in un inghiottitoio questa religione animista - tradizionale.
Il profilo tipo dello sciamano: analfabeta, sedentario poiché difficilmente usciva dal suo villaggio o dalle zone circostanti se non nei suoi viaggi onirici, ma queste sono caratteristiche comuni a tanti nelle ere trascorse, invece a lui nello specifico si attribuiva di aver avuto nell'infanzia una malattia psichica, o almeno così veniva intesa, dovuta a un disagio naturale che al contempo segnalava la predisposizione del soggetto a quella chiamata trascendentale.
Raccontano che dapprincipio arriva un grosso uccello con le piume di ferro e si posa su un nido. Poi, questo uccello, che assomiglia a un'aquila, depone un uovo e lo cova. Se deve nascere un grande sciamano, la cova dura tre anni, se si tratta di uno sciamano minore, solo un anno.
Questo uccello si chiama madre – animale e appare in tutto tre volte; la prima volta quando lo sciamano nasce, la seconda durante la dissezione del suo copro e la terza quando lo sciamano muore.
Quando lo sciamano (l'anima) sguscia dall'uovo, allora questo uccello lo consegna a Bjurgestej – Udagan, la diavolessa sciamana, che ha una sola gamba, un solo braccio, un solo occhio. Questa sciamana mette lo sciamano in una culla di ferro, lo ninna e lo nutre con grumi di sangue.
Quando la formazione nella culla ha termine, il futuro sciamano viene consegnato a tre smilzi demoni neri i quali tagliano a pezzetti il suo corpo. Innanzi tutto infilzano la testa sulla cima di una pertica. Quindi, quale offerta sacrificale, spargono i pezzetti di carne in tutte le direzioni.
Intanto altri tre demoni tirano a sorte con le mascelle dello sciamano le origini di tutte le disgrazie e di tutte le malattie. Se la mascella cade come si deve, allora significa che lo sciamano può curare quella tal malattia.
Se durante la dissezione del corpo manca qualche osso, allora, secondo il numero delle ossa mancanti, devono morire alcuni dei suoi parenti. Dicono che qualche volta morivano fino a nove persone”.
(Lukin Aleksander, 11 febbraio 1925)
All'inizio dei Tempi:
“Racconta un mito che un tempo non c'erano le luci sulla terra. Tutto era tenebra. C'erano uomini e animali, ma non c'era differenza tra di loro […]
“In principio non c'erano né malattia né morte. Poi gli spiriti maligni decisero di tormentare gli uomini con questi flagelli. Per rimediare a tali malefatte, gli dèi mandarono allora dall'alto dei loro cieli l'aquila.
Giunta a terra per soccorrere gli uomini, l'aquila non riuscì a far comprendere loro né la lingua né le proprie intenzioni. In quelle condizioni il grande rapace si trovò costretto a far ritorno in cielo. Gli dèi gli ingiunsero allora di ritornare sulla terra e di donare al primo uomo che avrebbe incontrato il potere di sciamanizzare.
Queste leggende sono state trascritte nei primi anni Venti, dopo esser state tramandate e modificate nelle epoche precedenti e prima che l'ateismo di stato sovietico facesse cadere in un inghiottitoio questa religione animista - tradizionale.
Ripetitive, talvolta prive di un filo logico, sconclusionate, queste narrazioni sono anche tutto ciò ma per leggerle è necessario un approccio irrazionale, sensazionale e che quindi faccia più capo ai sensi che alla razionalità che ne rimane inevitabilmente scombussolata.
Il profilo tipo dello sciamano: analfabeta, sedentario poiché difficilmente usciva dal suo villaggio o dalle zone circostanti se non nei suoi viaggi onirici, ma queste sono caratteristiche comuni a tanti nelle ere trascorse, invece a lui nello specifico si attribuiva di aver avuto nell'infanzia una malattia psichica, o almeno così veniva intesa, dovuta a un disagio naturale che al contempo segnalava la predisposizione del soggetto a quella chiamata trascendentale.
Era un cantore, un affidatario di antichi miti, riti e costumi che mutavano a seconda della zona della estesa Siberia in cui viveva, ma che tutti, in un modo o nell'altro, si somigliavano.
Lo sciamano era una colonna portante della piccola comunità, un guaritore, un interlocutore degli spiriti, spesso dotato di una memoria formidabile, si diceva che fosse un conoscitore della Terra di Mezzo, del Mondo di Sopra e di quello di Sotto, un “organizzatore del mondo e della morte”.
Tra di loro non scorreva buon sangue, le figurate guerre sfociavano in atroci conflitti extra – corporei che valevano per loro la vita o la loro morte.
Nello stato di trance avvenivano le sue trasmutazioni:
“lo sciamano abbandona simbolicamente la sua condizione umana e muore. Quindi, trasformandosi in animale può intraprendere il suo viaggio extra – terreno”.
Nello stato di trance avvenivano le sue trasmutazioni:
“lo sciamano abbandona simbolicamente la sua condizione umana e muore. Quindi, trasformandosi in animale può intraprendere il suo viaggio extra – terreno”.
Nella grande festa dell'estate, Ysyach, la sua danza corrisponde ad un viaggio, direzione il nono Oloch, il punto più alto del Mondo di Sopra, che ha il fine di purificare il mondo umano dal suo “maleficio” e “marciume”. Il suo sguardo è perso nel vuoto, il suo canto è composto da voci rauche e disumane ad imitazione di versi animaleschi.
Ognuno ha il suo archetipo - animale, lupo, orso, alce ecc. per tutti gli alberi sono sacri ma sacra in tutti i suoi aspetti lo è la Natura e il sacrificio animale, come in tutte le religioni del passato, ha la sua importanza medianica.
L'iniziazione:
“io vedo come tagliano il mio corpo in piccoli pezzi che poi distribuiscono su tutte le strade della morte e delle malattie a tra tutti i demoni”.
“Gli sciamani nascono lontano, al Nord, alle origini di ripugnanti malattie. Là c'è un larice sui rami del quale, a diverse altezze, ci sono dei nidi. Gli sciamani più importanti vengono allevati sulla cima dell'albero, i mediocri a metà e i meno importanti sui rami bassi.
L'iniziazione:
“io vedo come tagliano il mio corpo in piccoli pezzi che poi distribuiscono su tutte le strade della morte e delle malattie a tra tutti i demoni”.
“Gli sciamani nascono lontano, al Nord, alle origini di ripugnanti malattie. Là c'è un larice sui rami del quale, a diverse altezze, ci sono dei nidi. Gli sciamani più importanti vengono allevati sulla cima dell'albero, i mediocri a metà e i meno importanti sui rami bassi.
Raccontano che dapprincipio arriva un grosso uccello con le piume di ferro e si posa su un nido. Poi, questo uccello, che assomiglia a un'aquila, depone un uovo e lo cova. Se deve nascere un grande sciamano, la cova dura tre anni, se si tratta di uno sciamano minore, solo un anno.
Questo uccello si chiama madre – animale e appare in tutto tre volte; la prima volta quando lo sciamano nasce, la seconda durante la dissezione del suo copro e la terza quando lo sciamano muore.
Quando lo sciamano (l'anima) sguscia dall'uovo, allora questo uccello lo consegna a Bjurgestej – Udagan, la diavolessa sciamana, che ha una sola gamba, un solo braccio, un solo occhio. Questa sciamana mette lo sciamano in una culla di ferro, lo ninna e lo nutre con grumi di sangue.
Quando la formazione nella culla ha termine, il futuro sciamano viene consegnato a tre smilzi demoni neri i quali tagliano a pezzetti il suo corpo. Innanzi tutto infilzano la testa sulla cima di una pertica. Quindi, quale offerta sacrificale, spargono i pezzetti di carne in tutte le direzioni.
Intanto altri tre demoni tirano a sorte con le mascelle dello sciamano le origini di tutte le disgrazie e di tutte le malattie. Se la mascella cade come si deve, allora significa che lo sciamano può curare quella tal malattia.
Qualche volta succede, dicono, che la carne dello sciamano non sia sufficiente per tutte le disgrazie e tutte le malattie. Allora, per quella malattia rimasta priva della particella del suo corpo, pare che lo sciamano possa compiere la kamlan'e una sola volta.
Se durante la dissezione del corpo manca qualche osso, allora, secondo il numero delle ossa mancanti, devono morire alcuni dei suoi parenti. Dicono che qualche volta morivano fino a nove persone”.
(Lukin Aleksander, 11 febbraio 1925)
All'inizio dei Tempi:
“Racconta un mito che un tempo non c'erano le luci sulla terra. Tutto era tenebra. C'erano uomini e animali, ma non c'era differenza tra di loro […]
È di quest'epoca che datano le formule magiche. Non esistevano forme immutabili, tutto subiva una metamorfosi tra l'uomo e l'animale e tra un sesso e l'altro”.
Sulla nascita del primo sciamano si era riportata una versione della leggenda nel n. 15 del 2 settembre di questa rubrica, ora se ne presenta un'altra simile tratta da questa raccolta:
Sulla nascita del primo sciamano si era riportata una versione della leggenda nel n. 15 del 2 settembre di questa rubrica, ora se ne presenta un'altra simile tratta da questa raccolta:
“In principio non c'erano né malattia né morte. Poi gli spiriti maligni decisero di tormentare gli uomini con questi flagelli. Per rimediare a tali malefatte, gli dèi mandarono allora dall'alto dei loro cieli l'aquila.
Giunta a terra per soccorrere gli uomini, l'aquila non riuscì a far comprendere loro né la lingua né le proprie intenzioni. In quelle condizioni il grande rapace si trovò costretto a far ritorno in cielo. Gli dèi gli ingiunsero allora di ritornare sulla terra e di donare al primo uomo che avrebbe incontrato il potere di sciamanizzare.
Volata nuovamente a terra, l'aquila trovò sotto un albero una donna addormentata che viveva separata dal marito. Si unì a lei e la rese incinta. Ritornata presso il marito, la donna mise al mondo un figlio che fu il primo sciamano”.
