PUTIN CONTRO PUTIN
DUGIN CONTRO PUTIN, DUGIN CON PUTIN (Seconda parte)
L’UCRAINA E LA GEORGIA. LE SPINE NEL FIANCO
Le ingerenze americane in Cecenia a fine anni Novanta e nell’area Mediorentale e la solida reazione russa, il bombardamento della Jugoslavia della coalizione atlantica, gli ostacoli al ricompattamento della CSI da parte statunitense, tutto ciò aveva provocato un sussulto d’orgoglio a Mosca.
Le tentate rivoluzioni arancioni in Ucraina tra il 2004 e il 2005, che videro salire al potere Viktor Juscenko invece che il filo-russo Viktor Yanukopvic, la tentata rivoluzione rosa in Georgia sempre in quei momenti, la longa manus degli americani era chiara e questo non poteva non avere delle conseguenze nel lungo termine.
Nel famoso discorso del 2007, Putin aveva parlato in modo molto chiaro ma anche in quell’occasione rimase inascoltato: “Il cosiddetto fronte flessibile delle basi americane, con più di cinquemila uomini in ognuna. Risulta che la Nato abbia dislocato le sue forze avanzate sui nostri confini […] e noi non reagiamo affatto a queste azioni” allora “cosa è successo alle assicurazioni dei nostri partner occidentali fatte dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia? Dove sono oggi quelle dichiarazioni? [...] Gradirei citare il discorso del Segretario Generale Nato, Signor Wörner, a Bruxelles, il 17 maggio 1990. Allora lui diceva che: «il fatto che noi siamo pronti a non schierare un esercito della Nato fuori dal territorio tedesco offre all’Unione Sovietica una stabile garanzia di sicurezza». Dove sono queste garanzie?”.
Il 2008 fu un altro anno fatidico, la Georgia attaccò l’Ossezia del sud, i presidi americani aumentavano di numero in alcune zone del Caucaso, il piano a stelle e strisce era quello cosiddetto di “democratizzazione” della zona mediorientale, la prepotente reazione militare di Mosca non mancò in Georgia, fu quello il vero giro di boa in politica estera del Cremlino.
Putin il 30 agosto 2010 disse: “il nuovo riarmo della Georgia che si sta effettuando. Per quale motivo? Questa è una realtà che sta sotto i nostri occhi. Se non ci fosse stato un riarmo due anni fa, non ci sarebbero state aggressioni e nessuno spargimento di sangue. Comunque, i nostri partner erano ben consci che stava accadendo tutto ciò, inclusi i nostri alleati europei. Ma nessuno ha reagito. E che cosa abbiamo ora? Essi hanno spinto la situazione a sfociare in una guerra. E ora il riarmo continua”.
Dugin in queste pagine sostiene che il Presidente aveva fallito in Georgia, dove il regime antirusso si era rafforzato, in Ucraina, dove le rivoluzioni arancioni stavano imponendo i loro governi, e con la Bielorussia perché non era stato in grado di compiere la ambita fusione con questo Stato.
In particolar modo l’Ucraina, diceva Dugin nel 2014, aveva bisogno di una guerra sia per nascondere i crimini commessi da Piazza Maidan in poi, sia per stabilizzare al potere il nuovo regime filo-atlantista, ma aggiungeva di più: “Il solo Paese che ora non vuole la guerra è la Russia. Ma Putin non può lasciare che il governo ucraino radicalmente anti-russo domini un paese che ha per metà una popolazione russa e che ha molte regioni filo-russe. Se lo permettesse, sarebbe finita sia sul piano internazionale che su quello interno. Così, con riluttanza, Putin accetterà la guerra. E una volta iniziato questo cammino, non vi sarà altra soluzione per la Russia se non vincerla”.
Non si può non dire insomma che Dugin ci aveva visto a lungo. “Questa guerra non è contro gli ucraini o contro le popolazioni ucraine, non è contro l’Europa. È contro il (dis)ordine mondiale”.
Il resto è cronaca dei nostri giorni.
CONTRO GLI USA, CONTRO IL SISTEMA LIBERALE
Mentre i militari hanno sempre ritenuto opportuno considerare gli Stati Uniti come “uno dei maggiori potenziali nemici”, il “Cremlino non la vede in questo modo”, o almeno ha provato a non vederla in questo modo soprattutto nei primi anni della presidenza Putin.
L’attentato dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle sembrò accorciare le distanze, Mosca si rese disponibile ad una collaborazione internazionale con gli Stati Uniti, ma già con la pretestuosa ed illegittima guerra in Iraq saltarono fuori i primi malumori che andarono accrescendosi con le politiche estere aggressive e militari statunitensi degli anni a seguire.
Una crepa si formò nel 2004 quando le proteste arancioni in Russia e nella vicina Ucraina destabilizzarono lo status quo faticosamente coquistato.
Un’altra frattura, che poi si rivelerà insanabile, ci fu con il famoso discorso di Putin tenuto a Monaco il 12 febbraio 2007, alla Conferenza sulla Sicurezza, allorquando il Presidente denunciò il tentativo americano sempre più pressante di costituire una organizzazione unipolare a loro vantaggio, con annesse e connesse lezioni di democrazia e usi molteplici di forza contro altre nazioni, anche contro il parere dell’inutile quanto indispensabile ONU; quando appunto denunciò il sistema di difesa missilistico statunitense che in realtà era in tutta evidenza anche offensivo: “la militarizzazione dello spazio potrebbe avere conseguenze imprevedibili [...] abbiamo avanzato più di una volta iniziative destinate a prevenire l’uso delle armi nello spazio”.
In quel frangente Putin disse anche: “Possiamo restare osservatori indifferenti di fronte a quello che sta accadendo?”, in più lanciò un avviso tramite un dato non da poco, ossia che il PIL di “paesi come l’India e la Cina, è già più grande di quello degli Stati Uniti: Ed un calcolo simile del Pil dei paesi del BRIC – Brasile, Russia, India e Cina – supera quello complessivo dell’UE”; criticò le apertamente politiche dell’OSCE, l’ipocrisia delle democrazie occidentali che continuavano a sfruttare certi Paesi pur dichiarando di combattere la povertà globale ecc.
D’altra parte Mosca non stava però ferma, Putin lo diceva il 2 febbraio 2006: “abbiamo ancora abbastanza missili oltre ai quali stiamo sviluppando una forza nucleare come deterrente […] Ci sono armi molto avanzate, per contrastare le quali non esiste un sistema antimissilistico efficace”.
Gli Stati Uniti da tempo esportavano le loro democrazia con vari stratagemmi e ingerenze, non escludendo affatto l’utilizzo delle armi, chiaramente in questo modo stavano e avrebbero continuato a creare attriti tra nazioni e crisi a livello mondiale, infatti “Se gli USA attaccano la Siria e l’Iran, è una minaccia per la Russia” diceva chiaramente Dugin nel 2012; ormai da tempo si pensava sul fronte russo che la Guerra Fredda gli americani la proseguivano imperterriti per dominare altre aree geografiche che non erano più sotto il controllo della vecchia Russia, zarista prima, comunista poi.
Da qui la rincorsa russa agli armamenti, che nasceva da un ritardo accumulato dalla caduta dell’URSS, quando in un colpo solo il potenziale militare perso, nel giro di poco tempo, fu quantificabile al 44% del totale.
Putin ripeté il 31 gennaio 2006: “So che ci sono persone che odiano cronicamente il nostro paese. Vivono ancora nel secolo precedente e sono tutti specialisti in Sovietologia. Anche se l’Unione Sovietica ha smesso di esistere”, in effetti bisogna constatare che il mondo occidentale spesso non ha voluto comprendere o ha fatto fatica a comprendere la Russia di Dugin, il quale ricorda che “Qui i comunisti vanno in chiesa. Il partito liberaldemocratico non è né liberale né democratico”.
I russi si sono sentiti sempre dei nemici rispetto agli statunitensi, o almeno così pensano di esser stati sempre tratti, in ogni caso la scusa della democrazia è spesso servita agli americani per espandersi e quella dei diritti civili invocati dalla ONG internazionali guidate dagli USA ha ugulamente avuto uno o più fini politici. A comandare questo programma mondialista perciò vi sono personaggi alla Soros, ma Dugin dice dell’altro, dice che le responsabilità ricadevano anche su quei marxisti che si ostinavano a non capire che anche loro, pur non volendo, contribuivano alla affermazione di questo modello.
Di certo gli americani stanno accusando Mosca di voler tornare all’imperialismo di un tempo, come se l’accusatore fosse indenne di questa accusa, e danno volutamente una immagine falsata o parziale di Putin per mera convenienza strategica; sì è vero l’Occidente lo “odia” perché “è una minaccia al dominio mondiale” o meglio lo usa finché può e gli conviene, sicuramente non è vero affatto che “Non ama la violenza e vi ricorre in rarissime circostanze” ma probabilmente chi lo accusa di essere un dittatore, quasi sempre dovrebbe tacere e farsi prima una bella analisi di coscienza. Altrettanto vero è che il “liberalismo ha sempre bisogno di un nemico”, ma chi non ne ha bisogno?
E ancora Putin nel 2010: “ci hanno detto una cosa e hanno fatto l’esatto contrario […] Durante la ritirata delle nostre truppe dall’Europa dell’Est, il Segretario Generale della Nato ci disse che l’URSS poteva essere sicura che la NATO non si sarebbe espansa oltre i confini dell’epoca. E che ne è stato di questa promessa? Glielo chiesi direttamente, ma non avevano una risposta da dare. Ci presero in giro fin dall’inizio. Comunque devo dire, sfortunatamente, e lo dico ad alta voce ora, senza esitazione: la tattica dell’inganno è molto comune nella politica quando si tratta di questioni mondiali e dobbiamo andare avanti tenendolo presente” (10 agosto 2010).
Una affermazione di alta onestà politica, senza dubbio, e che tanti altri non farebbero in via ufficiale come lui fece. Il 2010 era l’anno in cui il disarmo sia nucleare che chimico iniziò ad essere disatteso dagli americani che ponevano cavilli, contro-richieste, rimandavano e aggiravano i trattati precedenti .
Eppure, nonostante tutto, per anni era stata ventilata l’ipotesi di una entrata nella NATO da parte della Russia, “la nostra appartenenza all’alleanza nord-atlantica cambierebbe radicalmente la sua struttura e le sue inclinazioni geopolitiche” ma Dugin non nasconde neppure che nel caso ciò si verificasse si “distruggerebbe questa organizzazione”, ecco perché “dobbiamo cercare di entrare nella NATO, ma non dobbiamo sorprenderci se la nostra proposta viene rifiutata”.
Invece il rapporto tra Russia e Europa, Dugin lo spiega in modo molto esaustivo in poche righe: “L’Unione Europea condivide una cultura comune con gli USA, ma ha interessi diversi. La cultura europea è molto diversa da quella russa, ma talvolta condividiamo gli stessi interessi, specialmente nel settore energetico. Un’unione strategica fra Russia ed Europa è importante per entrambe, ma inaccettabile per gli USA. Questa immagine complessa determina la trama della strategia geopolitica di Mosca”.
Non c’è più tempo, “L’immigrazione di massa, lo scontro di culture e civiltà, la crisi finanziaria, il terrorismo e la crescita del nazionalismo etnico sono indicatori dell’arrivo del caos”, l’Europa è in decadenza da tempo, una volta era la “madrepatria” delle tre teorie politiche (liberalismo, comunismo, fascismo), alcune delle quali si sono radicate meglio altrove, ora è il momento dell’Eurasiatismo che nello specifico con la “Quarta Teoria Politica” “sostiene l’idea di un nuovo impero europeo come impero tradizionale con un fondamento spirituale e con la coesistenza dialettica di diversi gruppi etnici. Al posto di Stati nazionali in Europa, un impero sacro indo-europeo, romano e greco”.
“Le circostanze ci saranno favorevoli”, “un sentimento anti-americano si diffonderà nel mondo” perché gli statunitensi con arroganza continuano ad intromettersi nelle questioni altrui a livello mondiale.
“Le circostanze ci saranno favorevoli”, “un sentimento anti-americano si diffonderà nel mondo” perché gli statunitensi con arroganza continuano ad intromettersi nelle questioni altrui a livello mondiale.
Inoltre i sondaggi eseguiti negli anni, per quanto credibili che siano, dimostrano che i russi tengono alla loro identità, che credono di essere distanti dai modelli occidentali, soprattutto statunitensi.
Di sicuro la Russia non ha mai avuto una storia liberale né tanto meno liberista prima del 1991 e successivamente il suo adeguamento a questo Sistema, oltre ad esser strato molto faticoso, aveva provocato degli scompensi sociali ed economici pesanti.
La distinzione non è da poco, mentre il liberalismo ha costruito tutto il suo impianto su una libertà da qualcosa, o meglio su tante libertà da qualcos’altro, un nuovo e vero Sistema dovrebbe basarsi sulla ricerca di una libertà per, ossia una serie di libertà che abbiano degli obiettivi comunitari e non individualistici.
La distinzione non è da poco, mentre il liberalismo ha costruito tutto il suo impianto su una libertà da qualcosa, o meglio su tante libertà da qualcos’altro, un nuovo e vero Sistema dovrebbe basarsi sulla ricerca di una libertà per, ossia una serie di libertà che abbiano degli obiettivi comunitari e non individualistici.
Il liberalismo è dunque un pericolo che porta con sé delle gravi conseguenze perché impone come “misura” sociale il denaro e il materialismo, perché distrugge i valori morali, spirituali, religiosi e storici di un popolo, valori che vengono sostituiti dal preponderante mercato e dalla produzione, perché è per sua natura anti-nazionale e favorisce il più basso bisogno personale andando a disintegrare la coesione collettiva, perché attualmente promuove teorie dell’inversione, quali la distruzione della famiglia, facendo proprie le richieste autodistruttive degli omosessuali e affini, perché conduce al nichilismo.
La globalizzazione poi non è altro che il frutto di questa teoria economico-sociale, nonché la causa principale della distruzione dei popoli. La Russia perciò, per non diventare una appendice orientale all’Occidente e dunque per continuare ad esistere deve avere un ruolo politico definito ed ha bisogno di alleanze con Paesi disponibili a funger da contraltare al mondialismo, alla democrazia americana.
Si deve ripartire anche dal ripensamento del territorio, la scuola politica non può non essere che quella geopolitica, sulla scorta delle esperienze del XX secolo.
Ripartire da una ri-privatizzazione con un cambio netto della classe oligarchica, nuova e più ligia al dovere e agli ordini, per poi far transitare alcuni settori industriali e economici verso la nazionalizzazione.
Rilanciare il sacro contro la deviazione liberale, superare le finte contrapposizioni storiche tra destra e sinistra. Dopodiché è lampante che se ci dicono che i valori occidentali siano “universali” e “comuni all’umanità” la cosa strana è che però questi valori provengano sempre dalla stessa parte e che vengano imposti con tutti i metodi, con le armi, per mezzo di tecniche tra le più subdole di tipo massonico, come attraverso la Trilaterale o il club Bilderberg, luoghi dove di fatto finora si sono decise le sorti del mondo o di parte di esso, e da dove sono partite quelle infiltrazioni verso la società russa e i vuoti generatisi dal crollo dell’URSS.
È inquietante ma Dugin parlava di guerra imminente nel 2014 perché aiuterà a “ritardare l’imminente disordine su scala globale”, ma perché una “guerra con la Russia rafforzerà la Nato e soprattutto i suoi membri europei”, perché visto che “L’UE si sta disintegrando. La supposta ‘minaccia comune’ dei russi eviterà un’ulteriore divisione”, perché la “giunta ucraina a Kiev ha necessità di questa guerra per giustificare e celare tutti i misfatti compiuti durante le proteste di Piazza Maidan” e “per stabilire il suo ordine autoritario e nazionalistico attraverso mezzi extra parlamentari”, allora i governi liberali occidentali metteranno in piedi una campagna diffamatoria nei confronti di Putin, accusandolo di essere un “nazionalista radicale”, “un fascista”, “un imperialista”, per loro il “primo obiettivo è liberare l’Ucraina e per estensione l’Europa e il resto dell’umanità” dalla minaccia russa, ma sempre Dugin dice che “Non salveremo il liberalismo come era nei suoi piani. Lo uccideremo una volta per tutte”, d’altronde in Russia vi è la convinzione che il modello occidentale sia in aperta ed irreversibile crisi, lo disse già Putin nel 2013: “Possiamo vedere come i Paesi euro-atlantici stanno ripudiando le loro radici, persino le radici cristiane che costituiscono la base della civiltà occidentale. Essi rinnegano i principi morali e tutte le identità tradizionali: nazionali, culturali, religiose e financo sessuali […] questo apre una strada diretta verso il degrado e il regresso, che sbocca in una profondissima crisi demografica e morale.
E cos’altro se non la perdita della capacità di auto-riprodursi testimonia più drammaticamente della crisi morale di una società umana? Oggi la massima parte delle nazioni sviluppate non sono più capaci di perpetuarsi, nemmeno con l’aiuto delle immigrazioni […] vediamo sforzi di far rivivere in qualche modo un modello standardizzato di mondo unipolare e offuscare le istituzioni di diritto internazionale e di sovranità nazionale. Questo mondo unipolare e standardizzato non richiede Stati sovrani; richiede vassalli”.
Tutto questo e molto di più corrisponde alla “Quarta Teoria Politica” di Dugin, un Sistema che supera il fascismo, il comunismo e il liberalismo per approdare appunto ad un quarto modello che in sintesi “respinge il capitalismo, l’individualismo e la ‘religione del denaro’ all’interno del liberalismo; nel comunismo, il materialismo, l’ateismo, il progressivismo e la teoria della lotta di classe; nel fascismo, tutte le forme di razzismo, totalitarismo e l’idea di predominio di una cultura sull’altra. D’altro canto, la Quarta Teoria Politica prende in prestito dal liberalismo l’idea del valore della libertà; dal marxismo l’idea etica di giustizia, l’uguaglianza e lo sviluppo armonioso di una coesistenza basata sul superamento dell’alienazione; e della Terza Via prende i valori di ethnos, nazione, religione, spiritualità, famiglia e sacro” e questi ultimi valori in particolare sono stati spesso interpretati alla perfezione da una serie di intellettuali “dissenzienti” del Novecento.
In sostanza in una comunità il soggetto principale non può essere il singolo individuo e la dottrina marxista non solo si è rivelata inesatta storicamente ma è del tutto inapplicabile oggi, mentre la ‘razza’ e lo ‘Stato’ non debbono e non possono essere i fondamenti dell’Eurasiatismo.
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“Non si deve guardare con fatalismo alla natura della società umana. Il fatalismo va bene per il cambiamento delle stagioni e per i disastri naturali. La dignità dell’uomo è tale per cui può dire sempre ‘no’. L’uomo può sempre rialzarsi e combattere, anche contro quello che sembra inevitabile, assoluto ed invincibile. E anche se perde, crea un esempio per gli altri. Altri prenderanno il suo posto e diranno ‘no’. Comunque il più disastroso e fatale degli eventi può esser vinto dalla forza dello spirito” (Ernst Niekisch)
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“Non si deve guardare con fatalismo alla natura della società umana. Il fatalismo va bene per il cambiamento delle stagioni e per i disastri naturali. La dignità dell’uomo è tale per cui può dire sempre ‘no’. L’uomo può sempre rialzarsi e combattere, anche contro quello che sembra inevitabile, assoluto ed invincibile. E anche se perde, crea un esempio per gli altri. Altri prenderanno il suo posto e diranno ‘no’. Comunque il più disastroso e fatale degli eventi può esser vinto dalla forza dello spirito” (Ernst Niekisch)
Collegamento alla prima parte:
