(Intima ed irregolare rubrica Libraria)
Con questo breve discorso, pronunciato alla Columbia University il 25 aprile 1993, Umberto Eco gettò la maschera.
Se si prendesse per buona questa manciata di pagine si dovrebbe buttare al macero quella grande quantità di libri e studi superlativi pubblicati in 80 anni ed inevitabilmente anche quelli che verranno.
Renzo De Felice, Emilio Gentile, George Mosse, Ernst Nolte, Joachim Fest, L. Poliakov, ecc. ecc. farebbero una triste fine, ma per fortuna, nonostante i molti e piccoli sprovveduti fanatici, questo non accadrà, la vera sostanza non può esser scalzata dalla propaganda da quattro soldi, almeno non sempre. In ogni caso e per onestà intellettuale non si dovrebbero neppure tentare certi paragoni anche se questo succede lo stesso.
Eco inizia la sua breve storiella con l'anno 1942, aveva appena 10 anni, per poi narrare qualche sua breve impressione sulla caduta del Regime e sulla 'Liberazione', sottolineando che “ero un ragazzo sveglio”.
Ora sempre da “sveglio”, beato lui, con questo libello ci viene ad offrire i metodi per stanare il fascismo negli angolini più reconditi della nostra coscienza e di casa nostra.
E poi non è di fatto fascismo nemmanco lontanamente? Chi se ne frega è fascismo lo stesso! Basta crederci.
Bisogna pur costruire una identità in base ad una antitesi, in questo caso più che mai integralista, e lo si fa principalmente per carenza di idee. Questo è il vero piano inconscio e ciò sarebbe pure giustificabile se nell'inconscio rimanesse ma purtroppo costoro coscientemente ce lo vorrebbero propinare.
Tra uno sproloquio e l'altro qualcosa di giusto il grande letterato nostrano (e lo dico senza ironia) la azzecca pure ma son più rarità che altro: “i comunisti hanno sfruttato la Resistenza come una proprietà personale”, lui che rimase affascinato dal partigiano anti - comunista Edgardo Sogno, per specificare poi che loro, quelli della sua generazione, “comprendemmo immediatamente il significato morale e psicologico della Resistenza” ma non è proprio così e si potrebbero portare a ri-testimoniare i non pochi giovanissimi minorenni che aderirono spontaneamente alla RSI.
Veniamo al contenuto. Punto per punto:
“Il fascismo italiano non aveva una sua filosofia”. È falso, una figura preponderante come Giovanni Gentile e le sue numerose pubblicazioni in proposito ne sono non una prova, ed una serie di prove inconfutabili sono confermate dalla nutrita trafila di filosofi, sindacalisti, politici ecc. che parteciparono all'impianto dottrinario.
A questo punto un dubbio sorge spontaneo: Eco per sbaglio ha mai letto Gentile? E i tanti altri? Il fascismo di filosofie ne ebbe molte, nello stile tipico fascista con le proprie molteplici sfaccettature e controversie, eppure tutte accomunate da alcuni punti saldi.
“Mussolini non aveva nessuna filosofia: aveva solo una retorica”. Altrettanto non veritiero e potrei rispondere come ho fatto poco fa, aggiungendo che Mussolini era un buon conoscitore di pensatori e di filosofie politiche di varia tipologia e fazione. Basterebbe leggersi una biografia decente ma anche meno decente insomma, senza fare tanti altri sforzi.
“Fu il fascismo italiano a convincere molti leader europei che il nuove regime stesse attuando interessanti riforme sociali”. No! Furono i fatti e l'imponente e capillare assetto legislativo a creare quello strutturato Stato sociale che fornì ampie coperture di massa.
Il “d'Annunzio […] Venne assunto al rango di Vate del regime”: ma quando? Da chi? Perché? Ma dove???
La “difesa della razza (l'appoggio formale italiano all'Olocausto)”: vergognosamente falso e su ciò non mi soffermo oltremodo perché questo da parte mia ho cercato di dimostrarlo dettagliatamente con il mio libro “Razzismo e fascismo” vol. I e lo farò di nuovo e con altre modalità con quello che sarà il vol. II di prossima pubblicazione.
Julius Evola viene definito uno dei “guru fascisti”: stra – falso! Evola non prese mai la tessera di partito al contrario di tanti altri che dopo il 1943 da fascisti divennero dei noti e carrieristi anti – fascisti, tra l'altro il signor Evola non ebbe grande approvazione nelle stanze dei gerarchi e taluni piuttosto lo avversarono apertamente.
Dopodiché il via ai salti tripli mortali: “mettere insieme sant'Agostino e Stonehenge, questo è un sintomo di Ur – Fascismo”, io invece direi che è sintomo di altro che preferisco non specificare per buongusto.
Il fascismo fu un “culto della tradizione” e un “rifiuto del mondo moderno”: altra grossolana bugia. Il fascismo come tale mise insieme forze differenti e questo fu la sua forza e la sua debolezza.
Il “sospetto verso il mondo intellettuale è sempre stato un sintomo di Ur – Fascismo”: vogliamo fare l'elenco degli intellettuali che aderirono al fascismo? Lo hanno fatto in lungo e in largo autorevoli storici e l'interminabile lista farebbe sbarrare gli occhi e sturare le orecchie a coloro che sanno e vogliono leggere se solo, tanto per dire, questo elenco lo si volesse mettere a confronto con gli intellettualini di oggi.
“L'Ur – Fascismo è razzista per definizione” ma il fascismo non lo fu fino al 1938 perlomeno a livello legislativo, altri fascismi - così come piace chiamarli a loro - non lo sono mai stati anche perché non sono stati messi alla prova su questo campo, invece vogliamo parlare che ne so dei razzismi e dei segregazionismi dell'imperiale e democratico Regno Unito o del modello pluralista quanto razzista dei democraticissimi Stati Uniti sin dalla loro fondazione? No meglio non disturbarsi a tal proposito! Fascismo = razzismo. Più facile, più veloce.
Caratteristiche “tipiche dei fascismi storici è stato l'appello alle classi medie”: vero quanto non vero, il fascismo ebbe la peculiarità di essere appoggiato dai vari strati sociali in fasi e fortune o sfortune diverse; il “fascismo troverà in questa nuova maggioranza il suo uditorio”... e ci mancherebbe! Allora si potrebbe abbattere il fascio - ceto medio per risolvere la questione no? È un'idea, chissà pure brillante per qualcheduno.
“A coloro che sono privi di una qualunque identità sociale” si fornisce come base d'appoggio il “nazionalismo”, dunque la “ossessione del complotto” e “Il modo più facile per far emergere un complotto è quello di fare appello alla xenofobia”: si procede per associazioni di idee e improvvisazioni da avanspettacolo.
Sei senza identità? (non si capisce neanche cosa voglia dire di preciso) Il nazionalismo ti può dare una mano ma se sei nazionalista sei ur- fascista, se sei ur – fascista sei complottista, se credi ai complotti sei xenofobo.
Sei xenofobo? Il passaggio successivo lo si può con facilità immaginare. Beh che dire, funziona no? Il sofisma è servito! Pronto per i poveri di mente che hanno altro a cui pensare che al pensare.
“I fascismi sono condannati a perdere le loro guerre, perché sono costituzionalmente incapaci di valutare con obiettività la forza del nemico” e dunque perché preoccuparsene così tanto e andarli a cercare anche nel manesco gatto nero della dirimpettaia?
Il fascismo vede la “vita come una guerra permanente”: sarebbe più esatto parlare di 'lotta' ma non andiamo a spaccare il capello anche se però la terminologia esatta o inesatta, come in questo caso, denuncia perfettamente l'impreparazione dell'autore su quel fenomeno politico ultra - ventennale; allora se la 'guerra è permanente', dice il nostro “sveglio” Eco, una “simile «soluzione finale» implica una successiva era di pace, un'età dell'oro che contraddice il principio della guerra permanente.
Nessun leader fascista è mai riuscito a risolvere questa contraddizione”; a parte le evidenti capziosità a catena farei notare il subdolo 'soluzione finale' associato ai 'fascismi' o all'Ur- Fascismo che dir si voglia, una consecutio esecrabile resa opportunisticamente ineluttabile.
“L'elitismo è un aspetto tipico di ogni ideologia reazionaria” e quindi del fascismo. È addirittura impressionante questa asserzione detta da una persona preparata come Eco.
Come ha fatto a sostenerlo? Per quale motivo? Ribadirlo mi pare banale e quindi inutile ma a quanto pare necessario, sembra di dover ricominciare daccapo con l'abecedario tra un po': l'elitarismo è una caratteristica fondante di tutte le civiltà umane passate e presenti, superiori ed inferiori se così le vogliamo chiamare. È finanche imbarazzante starlo qua a ripetere.
Ha poi del losco dire che “L'eroe Ur – fascista è impaziente di morire. Nella sua impazienza, va detto in nota, gli riesce più di frequente di far morire gli altri”, è persino un delirio di onni(im)potenza arrivare a scrivere che l'ur – fascista e “i suoi giochi di guerra sono una «invidia penis» perenne”, tutto materiale che farebbe la felicità di uno scalmanato psicanalista o di uno psichiatra bravo o meglio di tutti e due messi assieme.
Il popolo? Il popolo è solo una “finzione teatrale” che subisce le manovre del duce o ducetto del momento e qui scatta di nuovo il ricatto precotto da riutilizzare ai nostri tempi: “Ogni qual volta un politico getta dubbi sulla legittimità del parlamento perché non rappresenta più la 'voce del popolo', possiamo sentire l'odore di Ur – fascismo”.
La democrazia è anche dubbio? Sì ma può esserlo solo quando ce lo dicono loro, poi non si capisce proprio perché rispetto al Parlamento, dove avviene di tutto e ci sta un po' di tutto, non si possano sollevare critiche anche aspre se necessario, gli eletti lo sono a livello elettorale o lo sono per nomina divina e non lo sapevo?
“Tutti i testi scolastici nazisti o fascisti si basavano su un lessico povero e su una sintassi elementare, al fine di limitare gli strumenti per il ragionamento complesso e critico”, per davvero vogliamo credere anche a questa affermazione? Eco ha mai aperto un testo di liceo di quegli anni o un qualsiasi testo universitario? Ho dei grossi dubbi per non parlare di certezze.
“Libertà e liberazione sono un compito che non finisce mai” e Amen! Per fortuna che invece questo pamphlet è terminato ma ecco l'immancabile colpo di coda: “L'Ur – Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili” quindi sempre attenzione all'invasione fascio – aliena! Sarebbe pure giusto che questi comodi partigiani, in ritardo solo di quasi un secolo, se la risparmiassero qualche oretta di sonno per tenere alta la guardia in favore del bene comune! No?!?
Ora parlando sul serio e non che non l'abbia fatto finora: il fascismo va storicizzato non eternizzato, semplicemente perché altrimenti tutta la storia dell'umanità, un Platone, Atene, i vichinghi, i sumeri, gli induisti o gli indiani d'America, ma pure gli hobbit, i puffi e Jessica Fletcher risulterebbero fascisti, para- fascisti, ur-fascisti, proto - fascisti o quello che a costoro passa dalla loro mente quando si alzano la mattina.
D'altra parte è Eco stesso a sostenere che il “termine 'fascismo' si adatta a tutto” e dire che tutto può esser fascismo equivale a dire che tutto non lo è o non può esserlo, tuttavia il passo verso la paranoia è breve: “Ma è sufficiente che una di loro sia presente per far coagulare una nebulosa fascista” e per “una di loro” l'autore intende una serie di caratteristiche presumibilmente fascistoidi e poi, come si diceva sopra, non lo sono? Lo sono per forza! Pazienza tanto è superfluo obiettare.
“La Repubblica” ripropone questi spropositi presentandoli come di “grande attualità” - mi sarei meravigliato del contrario - questo quotidiano quotidianamente da molti anni ci offre delle indispensabili perle di saggezza... azzardo, sin dalla sua nascita.
Questo scarso libello è vivamente sconsigliato a meno che non vogliate arrovellarvi il cervello per carpire in modo psico – analitico le fobie alla Paolo Berizzi di turno e quindi dei numerosi antifascisti fantasisti di professione o aspiranti tali.
Le partigianerie creano dei mostri e la vera colpa di Eco, visto il suo grande seguito, è stata quella di aver influenzato in questo modo intere masse povere di intenti ed intendimenti. Eco rimane per me un grande enigma.
Mi fermo qua anche perché la mia critica sta diventando più estesa di quello che il nostro professore emerito (stavolta molto demerito) pensò male e scrisse peggio.
