ORIANA FALLACI INTERVISTA ORIANA FALLACI
La Fallaci non è per stomaci sensibili e non ha mai fatto molto per essere accomodante né tanto meno comprensiva, non lo fu neppure con la sua sua stessa categoria, quella dei giornalisti, che diceva di non sopportare; d’altra parte disse ai quattro venti di non riconoscersi in nessun partito o movimento che fosse.
Di improperi ne prese a quantità ma ciò non fece altro che alimentare le sue ingiurie scaricate a valanga persino su tutti gli italiani che “avevano il culto di Alberto Sordi. O del suo personaggio”, che rappresentava “l’italiano vile, ignorante, furbo anzi furbacchiolo. Nonché godereccio , maligno, egoista, uso a servire i potenti e a maltrattare i disgraziati”.
La sua era una rabbia generalizzata e concentrata nel suo metro e cinquantasei, che sfociava nell'idrofobia molto spesso.
Nel 2004, con questa auto-intervista che rappresentò il suo vero e proprio testamento, visto che due anni dopo ci lasciò, metteva in chiaro molte delle sue posizioni e lo fece con il suo classico stile, senza tanti fronzoli.
Dopo una vita passata a fare la corrispondente nei più difficili teatri di guerra e non solo, si era ritirata nella propria solitudine, incattivita dal mondo che la circondava, dall’età e da quello che lei chiamava l’“alieno”, il tumore mal curato in precedenza per non rinunciare al proprio lavoro dopo quel fatidico 11 settembre 2001; un male che appunto fu la causa del suo decesso.
C’è una Fallaci pienamente condivisibile, anche se talvolta le espressioni adottate, talora comprensibili, e la sua superficialità nel trattare certi argomenti lasciano alquanto a desiderare, e l’altra piuttosto irritante e che, almeno per quel che mi riguarda, non si può proprio mandar giù.
Aveva senza dubbio ragione nell’avanzare tutte le sue aspre critiche sul mondo islamico, sulla pericolosità dell’integralismo e sulle ripercussioni di esso su una Europa già malconcia di suo, tanto da aver ripudiato le sue radici cristiane.
Altrettanto corretti sembrano tanti dei suoi attacchi viscerali contro una Sinistra che per quel che dice e per quel che fa dimostra di odiare il proprio Paese e la propria gente, una Sinistra che si presenta mascherata dal peggior buonismo, pacifismo, che ha sostituito le bandiere rosse con quelle arcobaleno, che tace di fronte ai crimini commessi ad esempio proprio dagli islamici, o quanto meno li minimizza in vari modi, anche tramite una lunga trafila di intellettualini e artistucoli di varia specie che praticano il loro “terrorismo intellettuale”, con le solite tecniche dialettiche ed intolleranti, risultato di una superbia megalomane.
Sacrosante poi le frasi: “Per tenersi a galla, oggi, bisogna stare a Sinistra”, tenendo però bene a mente che “ormai Destra e Sinistra sono i due volti della medesima faccia”, solo che la cosiddetta Sinistra, inclusi i deleteri sindacati, ha la più grande responsabilità per le immigrazione di massa sempre più incontrollabile, per quella sicurezza che viene sempre meno nelle nostre città a causa dello “straniero che spadroneggia a casa nostra”. La nostra Costituzione in questo senso è superata perché compilata “quando il dramma dell’immigrazione non esisteva”.
Già nel 2004 si parlava di 2 milioni di tunisini e libici pronti a partire per l’Italia, ecco allora che Eugenio Montale aveva intuito molto bene l’andazzo della nostra società: “Questa ondata di carità che si abbatte su di noi è un’ultima impostura”.
Impietosi i giudizi sulla classe politica italiana, divertenti e talvolta volgari i suoi epiteti su Mario Monti, sul sessualmente ambivalente Pecoraro Scanio; Berlusconi è salvato a metà, “non è un uomo stupido”, è un vero “liberale” ma pecca di “ignoranza”, la sua “è una parentesi bizzarra” per la scena politica italiana, di sicuro però in “politica estera ha dimostrato d’aver più coraggio di quanto credessi” .
Carlo d’Inghilterra un “babbeo”, Bush “molto simpatico” ma “ignorantello” certo meglio di quella “patata lessa”, “presunto ecologo” di Al Gore; Kissinger “il risibile Nobel lo vinse per una Pace mai conseguita”, Eltsin un “ubriacone” (che poi era verissimo!), John Kerry un falso opportunista che aveva ammesso i suoi crimini in Vietnam e che rinfacciava ai repubblicani di esser stati dei guerrafondai per la guerra voluta in Iraq quando proprio i Presidenti del partito Democratico americano avevano avviato in passato tutti i maggiori conflitti.
Clinton lo descriveva come un povero ingenuo per le sue figuracce e i suoi scandali sessuali e per non aver capito in pieno la portata della pericolosità dell’integralismo islamico, ma pare che la moglie Hillary adorasse il suo “La Rabbia e l’Orgoglio”.
La Fallaci comunque aveva avuto sempre delle grosse riserve su quella campagna militare in Medioriente: “gli iracheni io li avrei lasciati bollire nel loro brodo”, anche perché il prezzo pagato per quelle scelte è stato molto alto per via del proliferare del terrorismo islamico e pure perché tanto della democrazia agli islamici non può interessar di meno, poiché le “masse mussulmane capiscono la teocrazia e basta”, non c’era da aspettarsi nulla di buono dai “barbari che in nome di Allah” decapitavano le persone, inoltre “a me fa piacere che Saddam Hussein sia stato tolto di mezzo […] non piangerò quando verrà condannato”.
Kofi Annan “insincero” e “infido”, Arafat un pericoloso “corrotto”, “ignorante”, infine gli uomini della Storia più recente da prendere sul “serio” si contano sulle “dita di una mano. Khomeini, Deng Xiao Ping, Golda Meir, forse Indira Gandhi. E anche loro avevan vinto la lotteria”.
Ci stava anche il suo collega Giuliano Ferrara che viene descritto come “mostruosamente grasso” e “cattivo” ecc., quindi “la nostra è un’epoca priva di leadership” eccezion fatta per Wojtyla e Bin Laden diceva.
L’ONU non è sfuggito alla sua salace penna, il ruolo di questa organizzazione lo conosciamo tutti, la sua inutilità è palese, la Fallaci parla di addirittura di “mafia” di interessi e omertà al suo interno, anche se poi sembra far finta di nulla la giornalista che a guidare quella specie di post-Società delle Nazioni furono i suoi amici americani.
Sulla libertà ha espresso altrettante evidenti verità, tra l’altro enunciate da Platone a suo tempo, perché si parla spesso di Libertà ma quasi sempre lo si fa pericolosamente e a sproposito: “Non libertà intesa come licenza, sfrenatezza, prepotenza, egoismo”. In questo senso il filosofo greco aveva chiarito bene il concetto qualche secolo prima: “Quando un popolo divorato dalla sete di libertà si trova ad aver coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade che i governanti pronti ad esaudir le richieste dei sempre più esigenti sudditi vengano chiamati despoti. Accade che chi si dimostra disciplinato venga dipinto come un uomo senza carattere, un servo. Accade che il padre impaurito finisca col trattare i figli come suoi pari e non è più rispettato, che il maestro non osi rimproverare gli scolari e che questi si faccian beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti dei vecchi e per non sembrar troppo severi i vecchi li accontentino. In tale clima di libertà, e in nome della medesima, non v’è più rispetto e riguardo per nessuno. E in mezzo a tanta licenza nasce, si sviluppa, una mala pianta: la tirannia”.
Al contrario non mi ha mai convinto l’idea superficialmente diffusa che “Non vi sono alternative alla democrazia” mentre è del tutto condivisibile quel che disse in proposito: “Ma quando ci riempiamo la bocca con la parola Democrazia sappiamo bene che la democrazia fa acqua da tutte le parti. Sappiamo bene che è un sistema disperatamente imperfetto e sotto alcuni aspetti bugiardo” anche perché “i limiti della democrazia sono i nostri limiti”, per queste ragioni rinunciò al voto, eccezion fatta per i referendum.
Quel che rimane del tutto indigeribile è invece il suo filo-americanismo, quella sudditanza psicologica agli americani, quella dipendenza che ha del patologico perché sembra tanto rientrare in quella Sindrome di Stoccolma rispetto a coloro che la Seconda Guerra Mondiale la vinsero e che, a quanto pare, si possono permettere un po’ di tutto secondo coloro, non pochi, che son affetti da questa sorta di stato di inferiorità e adorazione.
Quel che rimane del tutto indigeribile è invece il suo filo-americanismo, quella sudditanza psicologica agli americani, quella dipendenza che ha del patologico perché sembra tanto rientrare in quella Sindrome di Stoccolma rispetto a coloro che la Seconda Guerra Mondiale la vinsero e che, a quanto pare, si possono permettere un po’ di tutto secondo coloro, non pochi, che son affetti da questa sorta di stato di inferiorità e adorazione.
Oltremodo fastidioso è poi questa mania di vedere il nazi-fascismo un po’ dappertutto; i sinistroidi con le loro violenze verbali e fisiche, le loro intolleranze, le loro cecità, sono i nuovi nazi-fascisti; gli islamisti dai più moderati ai più oltranzisti son nazi-fascisti ecc. storicamente poi il nazismo e il bolscevismo sono “del fascismo, dei suoi figli prediletti”, “oltre a non avere colore il fascismo non ha età”... insomma pietà!!!
Le associazioni superficiali del tipo “ovunque vi sia antioccidentalismo v’è filoislamismo. E ovunque vi sia antioccidentalismo quindi filoislamismo, v’è antisemitismo” spiegano piuttosto bene lo stato psicologico della signora Fallaci che subì pure lei l’influsso di quel dilagante antisemitismo immaginario, propagandato insistentemente da decenni tramite tutti i canali mediatici e politici: “l’Onu non ha mai condannato l’antisemitismo che appesta l’Europa”.
Insomma molletta al naso e un buon protettore gastrico per la lettura di queste 126 pagine, avvisati!
Va ricordato infine che Oriana Fallaci fu una piccola partigiana, classe 1929, entrò nella Resistenza così come la madre. Faceva la staffetta, portava le armi da un punto all’altro per conto della formazione ‘Giustizia e Libertà’.
A proposito della madre ricorda un fatto che segnò la sua vita, il suo carattere, il suo modo di vedere: “Avevo quattordici-quindici anni quando in via Ponte alle Mosse, a Firenze, vidi mia madre picchiare una mascalzona che maltrattava i prigionieri tedeschi. Prigionieri incatenati e ammassati su un camion aperto. Il camion si era fermato accanto al marciapiede e la mascalzona, peraltro moglie di un ex-federale fascista (cosa che la dice lunga sugli italiani voltagabbana) s’era messa a colpirli con schiaffi e pugni. Be’, non so immaginare una donna che a quel tempo odiasse i tedeschi più di mia madre […] E picchiandola ruggiva: «Miserabile, iena, vigliacca! Non si tocca un uomo in catene! Un uomo in catene è sacro anche se è un sudicione come te!». Non l’ho mai dimenticato”.
A parte ciò, i suoi giudizi sul Ventennio a volte sono deliranti e penetrano in quella mania di persecuzione che colpisce ancora non poche persone, d’altronde non saprei definire in altro modo l’idea di collegare la “Eurabia”, ossia l’Europa islamizzata da lei paventata con l’Europa del 1938.
Per quanto curiosi i suoi pochi ricordi sul Regime fascista, tutti risultano essere falsati proprio dalle sue solite pregiudiziali.
Aveva tuttavia pienamente ragione quando si alterava per le dichiarazioni dei tanti intellettualoidi e politicanti sinistrolzi che si atteggiavano a partigiani dei tempi moderni e parlavano di Resistenza senza cognizione di causa, pretendendo, tra l’altro, l’esclusiva: “Se tale avanzata non fosse stata in atto (quella degli Alleati nda), non saremmo insorti, non ci avremmo pensato nemmeno. E come a Firenze, come in tutta l’Italia, a combattere non furono i comunisti e basta”, anche se questi ultimi poi si accaparrarono tutti i meriti dalla fine della guerra.
Insomma la Resistenza sarebbe stata ben poca cosa se gli anglo-americani non fossero sbarcati in Italia, ma questa, da tanto tempo ormai, è un’altra delle verità ben coperte dalla menzogna della mitologia Resistenziale.
Finita la guerra si iscrisse al Partito d’Azione, benché di simpatie liberal-socialiste “mi convinsi che il socialismo era fratello del comunismo, un altro volto del comunismo”, incluso quel socialismo “dal volto umano” propugnato da Pietro Nenni, così come il padre si era convinta che il comunismo invece di arricchire nella giustizia tutti quanti “rende tutti poveri” senza contare che era stata sempre contraria alle Rivoluzioni se non a quelle graduali, senza spargimento di sangue, pacifiche.
I toni si smorzano per poi impennarsi appena di nuovo nella parte finale di questa auto-intervista, la migliore senza dubbio: “L’età d’oro della Vita […] è la stagione della libertà. Da giovane credevo di essere libera […] Ma non lo ero. Mi preoccupavo del futuro, mi lasciavo influenzare da un mucchio di cose o persone, in pratica non facevo che ubbidire”; nonostante il malaccio diceva di studiare meglio, di riuscire a riflettere meglio ma aggiungeva anche: “Vorrei tornare indietro, ricominciare daccapo […] Proprio ora! Dio, che spreco. La morte è uno spreco” e riportava le parole a lei confidatele dell’attrice Anna Magnani: “Non è giusto morire, visto che siamo nati!”. Diceva di non avere paura della morte perché l’aveva vista così tante volte nella sua vita di inviata, in Vietnam, in Cambogia, in Libano, in Messico, in Giordania, in Bangladesh ecc. tuttavia “Sono troppo convinta che la Vita sia bella anche quando è brutta, che nascere sia il miracolo dei miracoli, vivere il regalo dei regali. Anche se si tratta d’un regalo molto difficile, molto faticoso. A volte, doloroso. E con la stessa passione odio la Morte. La odio più d’una persona da odiare, e verso chi ne ha il culto provo un profondo disprezzo. Anche per questo ce l’ho tanto coi nostri nemici. Coi tagliatori di teste, coi kamikaze, coi loro estimatori, coi loro parenti […] Il fatto è che che pur conoscendola bene, la Morte io non la capisco. Capisco soltanto che fa parte della Vita e che senza lo spreco che chiamo Morte non ci sarebbe la Vita”.
