venerdì 7 agosto 2026

Eliade, Hitler e il terrore del tempo

ELIADE, HITLER E IL TERRORE DEL TEMPO
 
“Alcuni di noi, abbastanza pochi del resto (Camil Petrescu, Sebastian, Vulcǎnescu e qualche altro) erano turbati per l’arrivo al potere di Hitler. La mia inquietudine e il mio timore non erano legati soltanto a tali avvenimenti politici. Da un bel pezzo, fin dall’adolescenza, avevo il presentimento che non avremmo avuto tempo. Sentivo adesso non solo che il tempo ci era misurato, ma che sarebbe presto diventato un tempo terrificante (il tempo del «terrore della Storia»). 

Cercavo di difendermi con un rovesciamento disperato, paradossale di tutti i valori: accettavo le morti intorno a me, accettavo anche quelle che sapevo che sarebbero venute, come un sintomo del mondo nuovo che sarebbe dovuto nascere. 

Per me personalmente, ciò significava in primo luogo che dovevo «affrettarmi», che dovevo cominciare a dire ciò che mi sembrava doveroso dire finché c’era ancora tempo, finché mi si permetteva ancora di dirlo”. 
 
(Mircea Eliade, “Le promesse dell’equinozio. Memorie I 1907-1937)