venerdì 18 settembre 2026

Romania: logica e 'illogica' di Anton Dumitriu

ROMANIA: LOGICA E ‘ILLOGICA’ di ANTON DUMITRIU

Ci sono personaggi che incarnano meglio di altri le certezze e le ambiguità della nazione di appartenenza; ci sono personaggi che rappresentano meglio di altri i drammi e il travaglio storico di un’epoca che attraversa il loro Paese.

Anton Dumitriu (1905-1992) si laureò in Matematica nel 1929, studiò pure filosofia fino a diventare professore per il corso di Logica alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bucarest. Diresse periodici e, da buon poliglotta quale era, pubblicò in Romania e all’estero. Nel 1948 gli fu stroncata la carriera di deputato liberale e di intellettuale. Il Regime comunista in Romania era andato affermandosi. Dal 1948 al 1954 subì la stessa sorte di molti altri, diventò quindi un prigioniero politico. Solo nel 1964 poté riprendere le sue attività professionali in patria presso il Centro di Logica di Bucarest e soprattutto ebbe modo di farsi notare fuori dal suo Paese come docente, scrittore e responsabile di centri culturali presenti anche in Italia, dove fu professore onorario presso l'Istituto di Scienze Umane dell'Università di Urbino. Eppure questo Dumitriu non solo peccò spesso di presunzioni poco perdonabili, ma ebbe pure alcune manie di persecuzione che proprio quelle presunzioni le ingigantirono ulteriormente. Ne parlò in proposito Mircea Eliade nelle sue memorie: 

“Il mio detrattore più fanatico, quello che non si stancò di perseguitarmi e di attaccarmi per anni di fila, era Anton Dumitriu. Lo avevo conosciuto solo di sfuggita. All’epoca era un giovane alto, aveva un’aria qualunque, ma, da quel che ricordo, dolce e quasi inespressiva. Sapevo che era teosofo e si proclamava l’ultima incarnazione del conte Saint-Germain. Più tardi venni a sapere che era liberale e si interessava di filosofia della scienza. Quando mi fu detto che aveva scritto un articolo in cui ‘Yoga’ veniva ‘distrutto’, rifiutai di leggerlo, per il semplice motivo che uno che non conosceva neanche l’alfabeto sanscrito e leggeva soltanto il francese non poteva avere accesso a nessun testo yogin e ignorava quasi tutto della filosofia indiana. (Allora, le sole monografie serie sul pensiero indiano erano quelle apparse in tedesco e in inglese).

Probabilmente Anton Dumitriu immaginava che gli avrei replicato. Vedendo che passavano le settimane e io non davo segno di vita, mise l’articolo in busta, vi aggiunse altre testi recenti contro di me e me li spedì a casa. Aprii la busta, guardai la firma e gettai tutto nel cestino. Ma l’autore non si diede per vinto. Continuò a spedirmi tutto quello che scriveva contro di me. Io riconoscevo la sua scrittura e gettavo la busta nel cestino senza neanche aprirla. Allora egli ricorse a un altro stratagemma, più sottile. Mi telefonava una ‘giovane ammiratrice’ e mi chiedeva ‘che cosa significa lo yoga’, aggiungendo che Anton Dumitriu non era d’accordo con me nell’articolo di ‘Lumea Româneasca’ (o un’altra pubblicazione), che la giovane ammiratrice aveva appena letto, e chiedendomi che cosa pensavo di quell’articolo. Le rispondevo che mi permettevo di non pensarne nulla.

Forse però mi avrebbe perdonato, se non fosse intervenuto un penoso incidente. Accadde tre anni più tardi, nella primavera del 1939, quando io non ero più da un pezzo un ‘autore coccolato’ e non tenevo più corsi all’Università. Mentre Anton Dumitriu era stato nominato dal ministro dell’istruzione, A. Calinescu, supplente alla Cattolica di Logica di Nae Ionescu. Ero alla Posta Centrale e facevo la fila allo sportello per spedire delle lettere raccomandate, quando ad un tratto vedo che il signore accanto a me mi sorride amichevolmente e mi tende la mano.

Non so se si ricorda di me – mi dice - . – Sono Anton Dumitriu.
Come no – gli risposi sorridendo e stringendogli la mano.
Mi fa piacere averla incontrata – prosegue. – Da tempo volevo dirle che mi rincresce per il mio atteggiamento.
Che atteggiamento? – gli domandai, in tutta sincerità. (Avevo avuto tante disgrazie negli ultimi due anni, che avevo dimenticato in particolare gli attacchi di Anton Dumitriu).
Voglio dire – continua imbarazzato – gli articoli in cui l’ho attaccata.
- Chiedo scusa, - gli dissi ed ero anch’io sinceramente imbarazzato – mi dispiace, ma non li ho letti…

Per fortuna, proprio in quel momento venne il mio turno allo sportello, sicché, sorridendo, gli girai le spalle. In seguito venni a sapere che aveva ricominciato ad attaccarmi. Cosa ancor più divertente, negli anni della guerra, quando ero consigliere culturale a Lisbona, Anton Dumitriu, ‘uomo di sinistra’, redattore a ‘Timpul’ di G. Gafencu, continuava ad attaccarmi. Poi, nel 1946, a Parigi, sentii dire che era venuto anche lui, con una commissione petrolifera. Adesso era molto ricco e aveva chiesto ad alcuni romeni, vecchi parigini: ‘Spendendo un milione di franchi all’anno, in quanti anni pensi che potrò conquistare Parigi?’”.  

(Mircea Eliade, “Le promesse dell’equinozio, memorie I, 1907 – 1937”)     

Da accanito liberale quale fu - non a caso il Partito Liberale di Romania fu il primo a perseguitare la Guardia di Ferro di C. Z. Codreanu - Dumitriu non prese di mira solo Eliade ma anche il filosofo Constantin Noica, divenuto pure lui un Legionario. Altrettanto disturbato dai suoi atteggiamenti fu René Guénon, che in una lettera del 1937 scrisse: “egli sembra davvero molto superficiale e anche molto instabile”.
Nel 1943 pubblicò il suo quarto testo, “Oriente e Occidente”; già dal titolo si capisce che il richiamo proprio a R. Guénon sia piuttosto chiaro, ma le influenze di O. Spengler erano ugualmente evidenti: “è l’Occidente, questo mondo bizzarro, dove l’intelligenza, in uno slancio troppo grande, si è rivolta in maniera distruttiva contro se stessa, si è sconfitta da sola […] L’Oriente ha avuto una visione opposta: nell’uomo si riflette l’intera esistenza e, per guadagnare il mondo, l’individuo deve conquistare se stesso”, infine non nell’homo faber, ma nell’homo creator l’Occidente ha la sua ultima salvezza, un homo creator “che prima costruisce se stesso e poi, come conseguenza, crea”. Non era solo il clima di una guerra mondiale distruttrice a condizionare le idee dei pensator di quegli anni, poiché il ‘Tramonto dell’Occidente’ sotto vari punti di vista era un dato di fatto che non si poteva più eludere.
Nel 1945 gli fu data la cattedra di Logica e Metafisica alla facoltà di Filosofia a Bucarest, quella stessa cattedra era stata assegnata anni prima a Nae Ionescu, l’intellettuale di riferimento della Guardia di Ferro.

Affiliato al Monastero Antim della Capitale romena, assieme agli altri membri si propose di divulgare quell’Ortodossia esicasta più pura soprattutto tra gli intellettuali del Paese e di farlo cercando di conciliarla con una fede democratica convinta; fu una operazione discutibile, di certo Nae Ionescu aveva invece escluso questa ipotesi, perché secondo lui essere ortodosso significava non essere capitalista, non essere individualista, non essere democratico.       

Ormai svincolato dalle punizioni di regime, intorno alla metà degli anni Sessanta riprese i suoi studi, in realtà mai mollati, e proseguì il suo percorso culturale con Michel Vâlsan, un altro tradizionalista e studioso però dell’Islam. I loro studi giravano specialmente attorno a quelli di René Guénon. Grazie anche a lui si venne a sapere che nella Romania comunista vi era tutto un sottobosco fortemente cristiano ortodosso, ma pure dell’altro: “Il solo fatto che l’opera di Guénon sia abbastanza conosciuta negli ambienti intellettuali romeni (ciò era già cominciato alcuni anni prima del 1940) e adesso da tutta una generazione di nuovi esicasti, è abbastanza significativo […] malgrado le note condizioni storiche, lo studio dell’opera di René Guénon non abbia fatto che svilupparsi nell’ambiente romeno […] il loro numero oltrepassa ogni supposizione”, ossia il numero di coloro che studiavano e seguivano le tesi appunto di Guénon.

Nel 1969 fu pubblicata la sua grande opera “Istoria logicii” (“Storia della logica”), nella quale non fece menzione di Nae Ionescu, una deficienza però subito notata da qualcun altro: “Vogliamo sperare che Anton Dumitriu non abbia preso da solo l’iniziativa di questa lacuna assolutamente ingiustificata e che sia stato costretto a rinunciare al doveroso inserimento di Nae Ionescu a causa di pressioni extrascientifiche”, una affermazione questa di Monica Lovinescu rilasciata in “O istoire o logicii românesti fara Nae Ionescu” (“Una storia della logica senza Nae Ionescu” ‘Prodromos’ 1970); un dubbio quanto meno più che comprensibile.
In “Philosophia mirabilis” del 1974 Dumitriu, nonostante tutto, citò invece una volta sola Guénon, ma anche nei suoi studi successivi il nome del tradizionalista francese comparve ben poco; sostenne tuttavia alcune tesi interessanti e condivisibili: disse che l’uomo moderno rispetto a quello antico aveva molte difficoltà a leggere intrinsecamente i significati dei Miti, riducendosi ad una lettura letterale di essi; disse anche che gli antichi Greci “hanno derivato l’ideale grandioso della realizzazione dell’uomo come dio da una civiltà anteriore, di gran lunga superiore alla civiltà omerica […] È possibile che in una civiltà anteriore a quella greca, in una ‘età dell’oro’, l’uomo come entità sia esistito allo stato di sofòs, di dio, stato che egli ha successivamente perduto e che attinge solo di quando in quando, come dice Aristotele”.
Dumitriu solo molti anni dopo fu in parte riabilitato sotto il regime di Ceauşescu, almeno questo è quel che compare in un saggio del 1986, scritto da Valeriu Râpeanu. Chiaramente la riabilitazione non poteva non passare dal suo passato antifascista, benché in quanto liberale negli anni del dopoguerra rischiò la vita come molti altri, proprio perché non favorevole alla rivoluzione comunista: “Anton Dumitriu rappresenta nella nostra cultura contemporanea il tipo dell’umanista per la vastità e la profondità del suo orizzonte spirituale; ciò gli ha consentito di accostare settori apparentemente vari e differenti, dalla logica matematica alla filosofia, dall’esegesi di alcune opere letterarie, al saggio e all’articolo politico, all’azione democratica e antifascista”.   

Nel 1987, la riedizione di quello che era stato “Orient şi Occident”, ribattezzata “Culturi eleate şi culturi heracleitice” (“Culture eleatiche e culture eraclitee”), si espose di più; fece anche nomi più compromettenti, come quelli di Giuseppe Tucci, Eliade e diede un maggiore spazio anche a Guénon, il quale, a suo avviso, aveva rivolto il suo sguardo ad Oriente, dato che l’Occidente viveva “nella mancanza di tradizioni e di verità rivelate”, sebbene lui “ha mostrato le deformazioni della mentalità europea, i suoi vizi, l’impossibilità di avvicinarsi alla Verità” non lesinò neppure critiche nei suoi confronti, parlò di “eccesso” del suo modo di pensare, scrisse che la sua fu “una giusta causa, una causa che egli travisa” però.

Nella sua ultima opera “Homo universalis” del 1990, caduto ormai il dittatore di Ceauşescu, Dumitriu ebbe maggior libertà di espressione e tirò fuori altri nomi che prima non poteva permettersi di citare: Evola, Schuon, Coomaraswamy e di nuovo e di più Guénon; tuttavia ripeté alcune critiche rispetto a questi pensatori: “Tutti questi autori, soprattutto per il modo in cui hanno esposto le loro idee e per l’influenza, non sempre giustificata, delle dottrine orientali, hanno abbandonato il dominio vero e proprio della filosofia, sicché la loro influenza sull’intellettualità europea è stata insignificante, esercitandosi più che altro sui dilettanti affascinati dall’esotismo orientale […] Se tutti questi autori si fossero limitati soltanto a problemi filosofici propriamente detti, dalle loro critiche si sarebbero potuti trarre anche alcune osservazioni giuste; ma, come abbiamo detto, esse si trovano sommerse sotto una mole immensa di simbolistica, riti, miti ecc.”.
In definitiva Dumitriu non era poi così tanto cambiato dai tempi in cui se la prendeva ostinatamente con Eliade; aveva raffinato i suoi studi, era diventato un intellettuale di riguardo, ma forse quell’invidia per i riconoscimenti ufficiali, accademici e pubblici ricevuti dagli altri aveva soltanto mantenuto quel suo accanimento sempre verso gli altri.

(fonti: biografie in Rete; Mircea Eliade, “le promesse dell’equinozio, memorie I, 1907 – 1937”; Claudio Mutti, “Anton Dumitriu, logico ed esicasta”, ‘Vie della tradizione’, aprile-giugno 1999)

OPERE di A. DUMITRIU
Valoarea metafizică a rațiunii, 1933

Logica nouă, 1940

Logica polivalentă, 1943

Orient și Occident, 1943

Paradoxurile logice, 1944

Curs de istoria logicii, 1947-1948

Soluția paradoxurilor logico-matematice, 1968

Mecanismul logic al matematicilor, 1968

Istoria logicii, 1969

Teoria logicii, 1973

Philosophia mirabilis, 1974

Cartea întâlnirilor admirabile, 1981

Alétheia, 1984

Eseuri, 1986

Culturi eleate și culturi heracleitice, 1987

Homo universalis. Încercare asupra naturii realității umane, 1990