sabato 14 marzo 2026

A PIEDE LIBRO n.105 - Confidenze di un eretico - Adam Nergal Darski

A PIEDE LIBRO n.105
Intima ed irregolare rubrica Libraria - Anno V

CONFIDENZE DI UN ERETICO - ADAM NERGAL DARSKI

Possiedo migliaia e migliaia e ancora migliaia di libri. Ho iniziato ad acquistarli all’età di 14 anni, da lì in poi non mi sono mai più fermato. Li ho letti, consultati, sfogliati e non mi sono mai pentito di averlo fatto. Doveva però arrivare una prima volta ed eccola qua.

Adam Darski - meglio noto come Nergal (nome di una divinità sumera) e pseudonimo che ha voluto inserire anche nella propria carta d’identità - fondatore dei Behemoth, storico gruppo metal estremo proveniente dalla Polonia, nel 2015 fece uscire questa sua lunga intervista, che in Italia è stata pubblicata 2 anni dopo. 

Al contrario degli altri non ho mai dato molto peso alle messinscene di questo personaggio ma perché solitamente non presto molta attenzione alle recite di molti metallari, che di sceneggiate ne fanno in gran quantità da sempre.

Nergal è artisticamente geniale, determinato, metodico, innovativo, puntualissimo e maniacale nei dettagli sonori, d’immagine e video; coi suoi Behemoth, che girano dal 1991, nella decade che va dal 2000 al 2009, e quindi con gli album “Thelema 6” del 2000, con “Zos kia cultus” del 2002, con “Demigod” del 2004, con “The apostasy” del 2007 e “Evangelion” del 2009, ha impartito lezioni alla strabordante scena death metal americana, già però in crisi di assuefazione dal 1994, ed ha portato una ventata di freschezza e un turbine di potenza come nessun altro in questo ambito. 

Tuttavia per il 95% del tempo impiegato a leggere queste pagine mi sono chiesto: “Ma che è? Perché perdere ore preziose con questa spazzatura?”.

Ci sta qualche minuscola informazione sulla Polonia ai tempi del blocco sovietico e su quella post-comunista, ma nulla di niente di già risaputo, un po’ di curiosità la dà la lista di gruppi alternativi e rock del suo Paese alla fine degli anni Ottanta - primi anni Novanta, ma poi a valanga ci vengono addosso una serie interminabile di sciocchezze, di inutilità, a meno che qualcuno voglia sapere che il nostro Adamo non abbia mai fatto la Cresima, che qualcuno abbia la morbosità di conoscere la sua “prima erezione” (all’asilo!!!), la sua prima “lezione di educazione sessuale” ossia il suo primo film pornografico visto (a otto anni!); d’altra parte ci dice che da bimbetto non si può non essere un “maschio alfa” e poi ancora la prima assenza ingiustificata a scuola? La prima chitarra scassata? I primi concertini da bambino ai matrimoni di campagna? Lo stereo che per un giovincello polacco rappresentava un miraggio e che si andava avanti con il ‘tape trading’, gli acquisti differenziati dei dischi tra amici, i passaparola e le corrispondenze postali ecc.

Un po’ meglio va quando ci informa su quali furono le sue influenze musicali da adolescente (Wasp, Marillion, ZZ Top, Kiss, Deep Purple, Iron Maiden, Hellhammer, Death, Slayer, i Beherit, Morbid Angel fino agli esordenti gruppi black norvegesi che pensarono di mettere in pratica le parole cantate dagli Hellhammer, dai Venom e dai Bathory). 

Indirettamente e in parte direttamente visse i primi vagiti di quella straordinaria scena black formatasi in Scandinavia e ci tiene  a ricordare i goffi tentativi di imitarla anche nei fatti, perché l’Adamo di Danzica assieme ad altri ragazzini aveva a chiacchiere puntato una chiesa da carbonizzare, ma intenzioni bambinesche le sue son rimaste, tant’è che sarebbe stato meglio non ricordarle neppure ma lui ha la piccola patologia di mettersi sempre in mostra, ovunque e comunque.

Ci tiene a dire che il “mio Satana è stato perfettamente rappresentato ne ‘Il Maestro e Margherita’ di Bulgakov, o in film come ‘Angel Heart- Ascensore per l’Inferno con Robert De Niro, o ‘L’Avvocato del Diavolo’” e che il dispotico Dio biblico “è un po’ sadico”. 

Allora ogni tanto per far colpo strappa e brucia sul palco qualche Bibbia, però al contempo annuncia: “non credete a nessuna verità rivelata” e qui viene giù tutto il baraccone perché a questo punto non ci si può non chiedere: “ma allora perché questo tizio fa uso di una certa simbologia? Perché si atteggia in questo modo? Perché adotta certe tematiche magico-esoteriche-religiose o pseudo tali?”.  

Il linguaggio adottato è adolescenziale, a volte scurrile, banale, futile, così come è infantile la pretesa di “diventare un artista, non un terrorista. 
Voglio cambiare il mondo, sì, ma non lo devo bruciare per farlo” e costui è pure convinto di aver iniziato questo mutamento mondiale. Fossi poi un polacco ce l’avrei un po’ con questo personaggio visto quel che vomita contro i suoi connazionali, ritenuti ottusi, bigotti, retrogradi e quant’altro, tant’è che qualche problemino anche politico in passato l’ha avuto proprio per le sue dichiarazioni e per le sue scenate, comunque sempre funzionali alla sua auto-promozione; va però pur detto che il contrasto alla sua figura è stato anche utilizzato da alcuni politici per le loro campagne elettorali. 

Certo l’affermazione che, in caso di invasione della Polonia ,“Scapperei”, fa abbastanza senso come lo fa la seguente: “Combatto ciò che conosco” quando gli si chiede della sua insistente campagna anticristiana e il perché non rivolge questo astio anche contro gli altri, ad esempio contro gli islamici. 

Ma il ragazzo è furbo mica scemo.

Ci racconta la sua amicizia con il compianto Jon Nödtveidt dei Dissection, persona schiva, affidabile, “gentile, ma metteva anche soggezione”, alla quale non piaceva la baldoria, le sbronze, le feste; prima di spararsi alla testa non aveva dato cenni di depressione, anzi era entusiasta di poter lavorare al nuovo album, che non uscì mai, tuttavia non ci piove sul fatto che “Storm of the light’s bane” sia uno dei migliori dischi nella storia del Black Metal. 

Darski ha conosciuto anche Mortiis (ex Emperor) fuggito dalla Norvegia in Svezia per aver spifferato troppo suoi suoi ex amici e riguardo gli accadimenti di cronaca nera che caratterizzarono il Paese norvegese tra il 1992 e il 1993. In Svezia, Mortiis conviveva con una ragazza transilvana che prima usciva con Euronymous (gossip black metal army! Darski meglio di Dagospia!). 

“Dopo che nel 1993 Varg Vikernes di Burzum ha ucciso Euronymous dei Mayhem […] La scena si è divisa: una fazione voleva vendicarsi del traditore ‘Burzum’, l’altra riteneva che il traditore fosse il leader dei Mayhem. Le spacconate e le minacce erano cosa normale. Chiunque poteva prendersi una coltellata. Inoltre le chiese continuavano a bruciare” e tutto ciò, come suddetto, attirò l’attenzione di diversi ragazzi pure in Polonia; sul resto Nergal non si schiera, non sta dalla parte né degli amici di Varg né con quelli che difendevano Øystein Aarseth, non si sa mai una tardiva pugnalata non fa mai molto piacere.

Darski non si è mai trovato a suo agio con la scena metal estrema polacca, in quanto politicizzata, si pensi in proposito agli estremisti di destra Capricornus e ai Graveland ma “il black metal non era la musica dei nazionalisti [...] è stato creato da gente che oggi sarebbe considerata di sinistra” (cosaaaaaaaaaaaaa??????????). 

Grande invece il giovanissimo Samoth (Emperor) che, nei primi anni Novanta, dopo aver visto le foto di una sessione fotografica notturna dei novelli Behemoth armati di mazze, spade e coperti dal tipico facepainting, nei pressi di un mulino abbandonato, se la prese un tantino: “Un giorno ci è arrivata una lettera di Samoth degli Emperor. L’ho aperta e c’era una sequela di insulti rivolta a noi. Ci ha quasi minacciati di morte perché ci eravamo fatti delle foto con un simbolo della pace sullo sfondo” seppur inavvertitamente (peccato solo che non gliele abbai mai date ma c’è sempre tempo). 

Holocausto fu il primo tenero nomignolo utilizzato da Nergal, che sapeva cosa fosse l’Olocausto ma non troppo a fondo afferma (non si sa mai meglio non stuzzicare troppo il potentato giudaico! Altrimenti l’ufficio collocamento se lo trova dietro l’angolo) - erano i tempi del primo demo del 1992, “Endeless damnation” e in principio lui si presentò come pagano e nazionalista.

Poi il netto cambiamento: la sua carriera da pseudo-satanista ma più che altro anti-cristiano, ebbe come miti i gruppi anticonformisti e anticommerciali norvegesi, non si suonava dal vivo - difatti la loro prima tournée risale solo al 1996 assieme ai Christ Agony e agli Hellheim - non si andava alla ricerca di un contratto discografico importante, non si rilasciavano interviste.    

Instancabile, metodico, auto-disciplinato nelle sue tappe, per i suoi orari e appuntamenti, edonista, borioso, opportunista, Adam ha sempre una buona parolina per tutti oggi, forse perché vuole apparire a tutti i costi contro le regole scritte e non, in realtà riesce più che altro a sputtanare coloro che negli anni gli sono stati vicini e che poi si sono allontanati per le più diverse quanto naturali ragioni, non sono escluse le sue ex fidanzate e i suoi ex compagni di band. Così facendo ci svela particolari insopportabili, pruriginosi e da rotocalco rosa da bassofondo psichico.

Parla delle flatulenze femminili, del fatto che il suo prototipo di donna corrisponderebbe alla figura di sua madre, delle sue esperienze con le ragazze più grandi, più giovani, a detta sua più stupide (ma chi se ne frega!), l’elenco è lunghissimo: secondo lui quella boiata di ‘300’ è un gran film, il che la dice lunga su chi possa essere costui ma in genere gli piacciono le americanate, le pellicole dove il vessato protagonista cade rovinosamente per poi rialzarsi e con tutte le sue forze riscattarsi gloriosamente, è affascinato da questo tipo di “cultura americana” dove si è “programmato per vincere”. 

Finita? Per nulla affatto: c’è la sua “erezione cerebrale” che gli serve per essere attratto da una controparte femminile, ci sono i suoi commenti indispensabili sulle differenti tipologie sessuali di questo mondo, le avventure con le groupie (“Ma preferisco tenere i testicoli sotto controllo”…. Che bello!), le posizioni sessuali (non ci si crede quante stupidaggini possa dire un essere umano pensando poi pure di pubblicarle!), la conoscenza di qualche pornostar e il suo desiderio di conoscere Rocco Siffredi (non ci si crede eh? Leggere per credere!). 

Vada per alcuni aneddoti raccontati sui tour negli USA, dove si può incontrare qualche invasato cristiano ben armato, vada per quello in Messico dove ci scappa anche il morto nel locale dove si suona, come ben venga che secondo lui “Evangelion” è l’album migliore del gruppo - sempre se nel frattempo non ha cambiato idea, di sicuro il disco è entrato nelle classifiche americane - che il tour di “Demigod” ha avuto un gran successo dal vivo, ma dopotutto che testa bisogna avere per comunicare al mondo intero che odia i piccioni e che una volta ne ha fatto fuori uno, descrivendone anche i particolari? 

E poi era imprescindibile sapere come ammazzava in passato gli scarafaggi? (un vero eroe del XXI secolo direi!).     

Diverse le collaborazioni ai suoi dischi e talune sono pure notevoli. All’album “The Apostasy” ha partecipato il pianista jazz Leszek Mozdzer ma il jazz “Lo odio! È musica per ascensori. Letteralmente. Questi pezzi non hanno senso. Non iniziano e mai e non finiscono mai. Ascolto il jazz solo quando mi trovo in un hotel e uso l’ascensore per arrivare al mio piano” (be’ non ha tutti i torti!). 

Incredibile, invidiabile e lodevole è stata la sua reazione alla leucemia. Il male non gli fatto certo cambiare idee: “Perché la mia malattia dovrebbe modificare il mio punto di vista? È vero, questo è un periodo difficile per me, ed è dura non pensare ai massimi sistemi. Ma l’idea che io possa cambiare le mie opinioni, priorità e i miei valori a causa della malattia farebbe pensare a un’infermità della mente e non del corpo… quindi vorrei dure a quelle persone che intravedono la possibilità che possa infrangere le mie regole e andare contro me stesso a causa della malattia: neanche morto!”, soltanto che, anche su questa fase della sua vita, è riuscito a rilasciare delle dichiarazioni repellenti e insensate, che è di buongusto non riproporre e difatti non lo farò.

Così come è fuori da ogni realtà la convinzione che i “Behemoth sono un gruppo essenzialmente underground” (sì e i Mutiilation sono l’alter ego di Cristina Aguilera!).  
Buffone? “A volte lo sono. Lo faccio apposta” (il problema è che spesso neppure se ne accorge), ma il punto più basso lo raggiunge quando: “Non c’è niente di male nelle droghe […] Sono a favore della legalizzazione delle droghe, soprattutto quelle leggere” (non gli dispiacerebbe avere figli ma a questo punto è meglio che non li facesse, meglio un paio di cani e una famigliola felice di criceti).

Si sente “metrosexual” ossia un eterosessuale che vive la sua vita nelle città metropolitane (non si finisce mai di imparare le fregnacce di questo tipo che ci ficcano nella testa ogni giorno) anche se poi annuncia che difenderebbe a spada tratta ebrei, neri, omosessuali, tutti coloro insomma che solitamente secondo la vulgata imperante sono i seviziati nella nostra cattivissima società razzista, intollerante, patriarcale, fascio-rossobruna e così via… sicuro!); va in giro con scarpe italiane in pelle di alta qualità, adora i caffè più raffinati (ma chi se ne frega l’avevo detto?), ci narra l’indispensabile trafila personale per compiere la sua apostasia, in quanto battezzato in una chiesa cattolica, non a caso ha dato il titolo “Apostasy” a un suo album (gran bel discone, non si discute!); ci dice che Gesù era un rivoluzionario e che la Chiesa lo ha fatto diventare un conservatore mentre lui è un amante dell’anarchia e del caos (eh! Come no!) ed essendo un convintone individualista sostiene che “Tirate giù Dio dal piedistallo e prenderete il suo posto” (dai piedistalli ci si cade pure, occhio Adamo senza mele). “Combatto efficacemente la malattia. Non importa se la malattia sia il cancro o la religione” (a proposito di esternazioni sui mali, anche se questa è una delle più accettabili). 

Di sicuro a Darski piace fare i soldi e non lo nasconde, sotto questo punto di vista è onesto, la musica è il suo lavoro e sul lavoro è impeccabile, è tutto il contorno che scade nel ridicolo. 

Fare il giudice alla trasmissione TV “Voice of Poland” gli ha portato la grande popolarità, così come il fidanzamento con una famosa starlette polacca contro la quale ha proferito tante, troppe parole non gradevoli a storia terminata (una finezza di superuomo via!); allora sono arrivate le riviste patinate, le foto rubate, i paparazzi scalmanati, esibizionismi di varia specie che fanno specie, qualche scazzottata, non sia mai il ruolo di cattivone va mantenuto almeno in apparenza; ha avuto un piccolo ruolo da nazi in un film, una “sfida” perché non c’è più niente di distante di un nazi dal suo modo di essere e pensare, dice sempre lui (e meno male, eravamo preoccupati!).

Anche il mitico Dave Vincent (ex Morbid Angel) e George Fisher (Cannibal Corpse) non credo che siano stati un gran che felici quando hanno scoperto le ‘confidenze’ dell’intervistato, poiché il primo, tempo fa, accorgendosi che il suo collega Darski era emotivamente provato per una separazione affettiva con una ragazza, per tirarlo su di morale gli disse di non prendersela troppo perché di donne “Ce ne sono milioni al mondo”; dopodiché con queste delicatissime ammissioni si scopre che il Nergal, in quella occasione, gli fece un sorriso sardonico a mo’ di presa per i fondelli. 

A George ‘Corpsegrinder’ Fisher è andata anche peggio, perché il signor Adamo ha rivelato al globo terracqueo che il leggendario Giorgione, vocione dei ‘Cadavere Cannibale’, dopo una terrificante ubriacatura se l’era fatta addosso (e qui non si parla di urina), da lì in poi il collega Adam gli affibbiò il garbato soprannome di Shitmaster (nobiltà di sangue e di spirito innate!) ma Giorgione è parecchio grosso e se gli pianta addosso le mani del diabolico sumero-polacco rimane giusto qualche mozzicone corporeo e neppure un anelito spirituale.

“Confessioni di un eretico” -  che si apre con una introduzione del suo amico Randall Blythe, dei Lamb of God, gruppo groove metalcore americano -  è un titolo che indurrebbe il lettore a pensare di avere di fronte un trattato di filosofia nietzschiana e invece colui che avrà la sventura di affrontare queste pagine scoprirà sin da subito che questo è un ‘mal-trattato’ di pessimo gusto, che maltratta soltanto i poveri che si cimenteranno in questa deprimente lettura.

Poco mi interessava di questo libro quando uscì nel 2017 in Italia, l’ho acquistato solo perché l’ho trovato in seguito a metà del prezzo di copertina. Testo da rivendere, quanto prima.

P.S. Nergal pensa a suonare invece di sfiatare. Grazie.