A PIEDE LIBRO n. 24
(Intima ed irregolare rubrica Libraria) - Anno I
RACCONTI MAGICI ISLANDESI
Ha dello speciale l'operazione della casa editrice Tarka.
Rivedono la luce storie, fiabe, leggende del grande mondo islamico e dei popoli antichi: quello armeno, curdo, birmano, persiano, tibetano, siberiano e non c'è dubbio che nella collana riapparirà molto altro.
Nello specifico a riemergere è una raccolta di racconti, per la prima volta apparsa nella metà del XIX sec., proveniente dal quel profondo Nord ormai cristianizzato ma che lo stesso il Cristianesimo, nella sua millenaria opera di sostituzione, distruzione e distorsione delle altre religioni, non è riuscito ad occultare; le Chiese hanno dovuto fare i conti con le civiltà pagane e con esse, in un certo senso, son dovute scendere a patti, riciclandole e rivivificandole molto spesso sotto mentite spoglie.
Le arcaiche conoscenze, le creatività remote, le saggezze perpetuatesi nell'inconscio collettivo delle genti, che affondano le proprie radici nel tempo dei tempi, sembrano non perire mai; sono state celate, appaiono accantonate in qualche angolo delle nostre coscienze, ma ci sono, sopravvivono e perdureranno, resistendo all'iper - tecnologismo progressista quanto autolesionista dell'evo moderno, almeno fin quando riusciremo ad esistere come entità etniche ed identità culturali. Dopodiché la morte assoluta ci coglierà... per l'eternità.
Questi racconti sono un viaggio nelle fredde terre non contaminate o appena battute, sono un viaggio lungo l'arco indefinibile del passato:
“L'Islanda è una grande, arida isola vulcanica, sul limitare dell'Oceano Artico.
Geograficamente parlando, è una terra piuttosto recente, dalla quale non sono ancora scomparsi del tutto i ghiacciai dell'ultima era glaciale.
Qui la vita dell'uomo, esposta com'è alle forze elementari della tempesta, del gelo e dei fuochi vulcanici, è sempre stata una lotta per sopravvivere, e tale in verità è ancora oggi, nonostante gli aiuti che può fornire la tecnologia moderna.
Così, al di fuori di questo suo ambiente – spesso ostile, benché talvolta mite e benevolo, mai prevedibile e sempre pieno di pericoli nascosti – nella solitudine dei grandi spazi deserti, l'islandese si è creato una moltitudine di strani vicini. La paura abita alte rocce, dove i troll sono in agguato per sorprendere il viaggiatore solitario.
Rupi e colline, familiari punti di riferimento, sono la dimora di un popolo nascosto: gli elfi, che vivono come gli uomini, hanno le loro fattorie, le loro chiese, i loro funzionari e i loro preti, le loro ricchezze e il loro bestiame.
Essi nascono, si ammalano e muoiono come i loro vicini umani e hanno lo stesso aspetto, agli occhi di chi riesce a vederli; ma la loro esistenza è più ricca e meno soggetta a limitazioni. Gli elfi possono essere di aiuto all'uomo, ma con loro è bene non prendersi delle libertà.
Nelle acque profonde, qui come altrove, dimorano mostri con i quali è pericoloso a che fare; tuttavia Marbendill, il nano marino, è un tipo con il quale un uomo può stringere un patto; mentre la foca ha alcune caratteristiche in comune con il suo parente delle Isole Ebridi, che è mezzo uomo e mezzo bestia; e anche l'orso polare – visitatore occasionale, che scende dalla Groenlandia trasportato dai ghiacci marini – può avere un suo lato amichevole.
L'atteggiamento ambivalente dell'islandese verso la natura – insieme nemica e nutrice – si esprime chiaramente in queste storie, nelle quali sono conservate molte credenze popolari, talvolta, probabilmente, addirittura precristiane.
Alcune di tali credenze sembrano essere rifluite in canali post - cristiani, come per esempio lo spiritualismo o l'interpretazione dei sogni.
Può darsi che i troll se ne siano andati, ma qualche traccia degli elfi si trova ancora”.
(A.B. Reykjavik, gennaio 1976)
